Prova su strada della
Triumph Speedmaster
Triumph Speedmaster
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Santa
Barbara, California - "Ehi, uomo! Lasciami dare un'occhiata.
Quella Triumph è nuova, o è una vecchia rifatta?"
Il passeggero dell'enorme Dodge bianco blatera con entusiasmo
appena sceso con un salto dalla cabina del pick-up sulla vecchia statale
101 a Santa Barbara, in California."Mi piace questa moto, È bella! Come va?"
Triumph Speedmaster
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Dopo tante ore di viaggio, ancora afflitto dalle conseguenze del
jet-lag, sotto il sole della California, il mio entusiasmo sta
scemando; mi limito a borbottare: "Molto bene, si guida che è una
bellezza nel misto". Figurarsi! Stanco morto come sono, ho
tutte le voglie, fuorché quello di lanciarmi in una discussione sulle
virtù delle nuove Triumph.
Inutile
comunque cercare di scrollarsi di dosso i curiosi: la Triumph ha fatto la
bella mossa di organizzare il lancio della Speedmaster nel posto giusto,
a un paio d'ore di strada da Los Angeles, e come quasi tutte le Triumph,
anche questa Speedmaster ha il potere di far rincoglionire gli
Americani. A test concluso, giudicando la moto dal comportamento tenuto
durante il raid in California, mi capita di chiedermi perché mai la
Speedmaster non debba produrre lo stesso effetto anche in Italia,
in Francia, in Germania o in Inghilterra.
L'interesse degli indigeni della California non può sorprendermi:
l'anno scorso, quando fu lanciata la Triumph America, diventò subito un
best-seller, ristabilendo in un attimo lo storico legame
transoceanico fra la marca britannica e gli appassionati USA delle
cruiser.

Con la nuova Speedmaster, la Triumph ha
inteso replicare il successo dell'America, dando nel contempo una
ventata di aria fresca al settore delle cruiser. "Il nostro obiettivo
- spiega il manager Ross Clifford - era di costruire una moto
che avesse tutte le specifiche di una cruiser tradizionale, ma anche
abbastanza stile e originalità da affascinare i giovani potenziali
acquirenti".
Obiettivo centrato? Come tutti quelli che stanno per entrare negli
"anta", probabilmente mi sto orientando anch'io verso quel mercato che la
Triumph vorrebbe più vicino all'immagine di una cruiser, dopo anni
di sbornia a base di R1 e GSX-R. A Mio parere dunque la Speedmaster è
notevole, migliore di quanto mi aspettassi: piace in fotografia ed è
concretissima dal vero. |
Pochi
cavalli, ma tanta coppia

Il progetto della Speedmaster nasce nel maggio dello scorso
anno. Nel febbraio del 2002 sono stati condotti i primi test sul
prototipo e in maggio è stata deliberata la versione definitiva.
Basato sul bicilindrico parallelo di 790 cc della Bonneville, che
eroga appena 61 CV, il propulsore della Speedmaster può indurre a
pensare che abbia tutti i connotati di una lumaca. In realtà non
è così scarso come potrebbe sembrare sulla carta, almeno in confronto ai
diretti concorrenti: la linea rossa del contagiri è a 7700 giri e già a
4000 giri la velocità sfiora i 120 km/h, inoltre c'è sempre un sacco
di coppia disponibile. Difatti, spalancando la manopola del gas poco
oltre i 2500 giri, ci si sente proiettati in avanti e scattare
per primi al semaforo è un gioco da ragazzi.

I carburatori di 36 mm dotati di
sensore di posizione della valvola e riscaldati elettricamente
lavorano in perfetta sintonia con l'accensione su tutto l'arco di
utilizzo del motore; il manovellismo fasato a 270° consente
un'erogazione sempre fluida anche adottando una guida non propriamente
tranquilla ed anche le vibrazioni risultano molto contenute e
comunque non arrivano mai disturbare.

La posizione di guida è influenzata dal
largo manubrio che si spinge all'indietro obbligando il busto ad una
posizione piuttosto eretta che risulta comoda, almeno sino ad una
velocità di 130 km/h, e non penalizza il buon controllo del veicolo in
ogni condizione.
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Sorprendente sul misto

La sorpresa più piacevole guidando la Speedmaster la
si incontra sui percorsi misti, in montagna come in pianura,
indipendentemente dalla qualità dell'asfalto. Nonostante i 229 kg
dichiarati dalla Casa, la moto non è mai apparsa pesante o
ingombrante; anche buttandola con impeto fra le curve, non reagisce mai
bruscamente e non richiede correzioni di traiettoria. Anche
quando, a causa di una mia distrazione, non ho visto i segnali di
avvertimento di strada bagnata e sono arrivato lunghissimo su tre curve
in successione a picco su uno strapiombo, ho rischiato sì di
scivolare, non avendo il tempo materiale di prendere delle
contromisure, ma tutto si è risolto semplicemente in uno spavento,
poiché la Speedmaster ha sempre mantenuto saldamente il controllo
della situazione.

Manovrare la moto a bassa velocità è semplicemente un piacere,
anche grazie alla sella piuttosto vicina a terra, e al peso ben
distribuito, mentre a velocità più sostenuta, il lungo interasse,
1655 mm, garantisce, in uno con le doti del telaio, una stabilità
egregia che preserva da spiacevoli sorprese.
Le prestazioni? Dipende da ciò che ci si aspetta da questa moto.
Se non ci si preoccupa dell'Autovelox e si vuol correre fino a 180 km/h,
la Speedmaster lo può fare: basta snocciolare le prime quattro
marce e il gioco è fatto; con la quinta invece si siede, mostrando che
questa ultima marcia serve soprattutto per mantenere una buona
velocità di crociera facendo riposare il motore.

Anche la frenata è all'altezza delle
aspettative: con due dischi anteriori di 310 mm ed uno posteriore di 285
mm, tutti con pinze a due pistoncini, l'impianto risulta quasi
surdimensionato; il doppio disco è potente e trasmette molta
sensibilità, tanto che un dito sulla leva è sufficiente per arrestarsi
in spazi brevissimi. Il disco posteriore invece dà adito a
qualche perplessità: a bassa velocità frena poco, anche premendo forte
la leva, mentre a velocità più elevata tende a bloccare
facilmente la ruota.
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Dati
tecnici

Motore: a 4 tempi, bicilindrico
parallelo frontemarcia; raffreddamento a liquido, alesaggio e corsa 86 x
68 mm, cilindrata 790 cc, rapporto di compressione 9,2:1; distribuzione
bialbero in testa. Alimentazione acarburatori con sensore di posizione
della valvola e riscaldamento elettrico; capacità serbatoio 16,6 litri.
Avviamento elettrico.
Trasmissione: primaria a ingranaggi, finale a catena. Frizione a
dischi multipli in bagno d'olio. Cambio a cinque marce.
Ciclistica: telaio a doppia culla in tubi tondi d'acciaio.
Sospensione anteriore: forcella con steli di 41 mm di diametro;
sospensione posteriore: forcellone oscillante con due ammortizzatori
laterali simmetrici regolabili nel precarico. Ruote: anteriore e
posteriore in lega leggera, pneumatico anteriore 110/80 R18", posteriore
170/80 R15". Freni: anteriore a due dischi di 310 mm con pinze a due
pistoncini; posteriore a disco di 285 mm con pinza a due pistoncini.
Dimensioni e peso: interasse 1655 mm, altezza sella 720 mm. Peso
a secco: 229 kg.
Prestazioni: potenza 61 CV a 7.400 giri, coppia 6,08 kgm a 3.500
giri/min
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