Prova Benelli TNT
Arriva sul
mercato la Benelli TNT e promette scintille: 1.130 cc, 137
CV dichiarati ed estetica “muscolosa”. Da oggi c’è un’altra
naked a tre cilindri oltre alla sempreverde
Triumph Speed Triple.
Costa 13.180 euro
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Benelli TNT - L’ha disegnata un inglese, si
chiama Adrian Morton e da otto anni vive in Italia, dove,
prima di approdare alla Benelli, ha lavorato per la Cagiva
alla CRC di San Marino. Dalla sua matita è uscita anche la
Tornado ed ora, con la TNT, dimostra che nel design
motociclistico inventare qualcosa di nuovo è ancora
possibile.
Benelli TNT, prova su strada

Sono tanti gli elementi distintivi della nuova maxinaked
Benelli ed è difficile dire se ce n’è uno che prevale sugli
altri. Il gruppo ottico anteriore a sei lampade, i radiatori
laterali coperti da convogliatori in stile off-road, il telaietto reggisella in alluminio pressofuso a vista.
L’unico “dejà vu” è lo scarico sottosella ma incorniciandolo
con il gruppo ottico posteriore sdoppiato, Benelli è
riuscita a rinnovare anche una soluzione che è ormai un
classico.
Nell’estetica della TNT (e come vedremo anche nella guida),
la meccanica è grande protagonista. L’imponente 3 cilindri
di 1.130 cc trasmette forza anche visiva, effetto a cui
contribuiscono i collettori di scarico completamente a vista
che, dopo il “3-in-1”, confluiscono in un tubo di dimensioni
mostruose e dall’andamento tormentato.
Il telaio, nato per la Tornado, si presta perfettamente agli
scopi estetici della TNT: la parte anteriore in tubi di
acciaio ASD, è vincolata da viti traenti alla parte
posteriore in lega d’alluminio. Il forcellone è una
struttura a traliccio in tubi di acciaio (in lega
d’alluminio sulla Tornado).
Benelli TNT, forcellone

I cerchi a 5 razze e gli pneumatici di larga sezione (il
post è un 190/50 ma sono omologati anche il 180/55 ed il
200/50) gratificano la vista, al pari dell’imponente
avantreno: la forcella a steli rovesciati ha steli da 50 mm
(ma non è regolabile) e piastra inferiore a sei viti, e
l’impianto frenante è Brembo con dischi da 320 mm e pinze a
4 pistoncini.
Al posteriore c’è un monoammortizzatore della Extremetech
completamente regolabile.
Il manubrio è in ergal a sezione variabile ed è vincolato
alla piastra superiore da un unico riser centrale. Sotto al
naso c’è la strumentazione, composta da due elementi
analogici (contagiri e termometro del liquido di
raffreddamento) e da un display lcd multifunzione.
Il serbatoio, in plastica, è coperto da due gusci dello
stesso materiale. Le sovrastrutture sono volutamente ridotte
al minimo, per consentire una facile customizzazione
semplicemente sostituendole con altre di diverso colore.
Una delle parti più difficili da realizzare è stato il
telaietto reggisella. Pierluigi Marconi, direttore tecnico
Benelli, ci spiega che è una struttura in alluminio
pressofuso, costoso e complesso da produrre perché
sviluppato in lunghezza. Deve svolgere anche funzione
portante e deve quindi avere una certa resistenza pur avendo
uno spessore di soli 3 mm.
E’ strana la TNT, di sicuro non lascia indifferenti, sembra
una concept-bike da Salone e invece è tutta vera. Ecco come
va.
Benelli TNT, prova completa

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La TNT non è
una Tornado spogliata ma da essa comunque deriva e quindi ne
ha dovuto rispettare l’impostazione meccanica generale.
Una naked deve avere una posizione di guida meno esasperata
di una sportiva, deve essere un po’ più seduta, con la sella
più in basso ed il manubrio più in alto. Per fare ciò è
stato necessario sfruttare lo spazio che sulla Tornado è
occupato dal radiatore (sotto la sella), quindi quest’ultimo
è stato spostato, sdoppiandolo, ai lati della testa.
Sommario
Questa soluzione allarga parecchio la moto (anche
visivamente) ma protegge molto le gambe dal vento della
corsa. In compenso il “punto vita” è strettissimo e permette
di cingere con naturalezza i fianchi del serbatoio. Per
quest’ultimo, il punto in cui si congiunge alla sella, è
avvertibile e disturba un po’ il comfort.
Benelli TNT

Rispetto alla Tornado, la TNT è più bassa dietro di 15 mm e
più alta davanti della stessa misura (la sella è a 780 mm da
terra); l’inclinazione del cannotto di sterzo è quindi più
“aperta” di mezzo grado ma la distribuzione dei pesi
continua a privilegiare l’anteriore: 52% ant., 48% post..
E’ stato voluto così per mantenere un avantreno “piantato”,
perché 11 kgm di coppia e 122 CV alla ruota potrebbero
inficiare la precisione di guida; invece la TNT non ha
bisogno nemmeno dell’ammortizzatore di sterzo, il manubrio
rimane saldo tra le mani e non risente di reazioni anomale
nemmeno ad alta velocità. La velocità massima effettiva è
stata di 249,8 km/h a 9.600 giri.
Questo si paga con una maneggevolezza migliorabile a bassa
andatura ed una sensazione di sterzo pesante (in questo
senso una Hornet 900 o una Z1000 sono davvero “biciclette”)
ma la TNT come concezione assomiglia più ad un’Aprilia
Tuono, vuole essere appagante e rassicurante quando il
pilota decide di “darci dentro”.
Benelli TNT, piega su strada

A proposito di motore, il primo e più naturale confronto che
viene in mente è con la Triumph Speed Triple, anch’essa tre
cilindri in linea frontemarcia con distribuzione a 4
valvole.
La “Speed” è un classico, amatissima ed ammirata per il suo
stile inconfondibile molto “english” e per lo splendido
motore, ricco di coppia e dalle prestazioni notevoli.
La TNT fa di meglio. Se non esteticamente (troppo personale
il giudizio), quanto a prestazioni assolute e come tipo di
erogazione, la TNT è una vera bomba.
Certo, la Benelli ha un vantaggio di cilindrata
non
indifferente (175 cc in più) ma è la “ricetta” semplice e
redditizia che la Casa di Pesaro ha scelto per conferire
alla sua nuova naked il carattere che voleva: potenza in
abbondanza e curva di coppia da “trattore”. Basta osservare
il grafico relativo all’erogazione: a qualsiasi regime la
TNT prevale sulla Speed Triple di una spanna; addirittura
dove l’inglese manifesta delle flessioni, l’italiana è piena
e corposa, manifestando una “schiena” incredibile. Basti
pensare che la coppia massima (rilevata alla ruota) è di
11,05 kgm a 6.500 giri, ma dai 3.000 ai 9.000 giri ci sono
sempre a disposizione almeno 9 kgm! L’erogazione della Speed
Triple è ottima, soltanto meno sostenuta (circa 8 kgm dai
4.000 ai 9.000 giri).
Qual è il segreto dei tecnici Benelli oltre all’aumento di
cilindrata? In un certo senso è stata una sorpresa anche per
loro. Quando hanno deciso la realizzazione della naked hanno
pensato che il motore di 900 cc della Tornado non era adatto
allo scopo, ci voleva un propulsore con più coppia in basso.
Hanno allora optato per l’allungamento della corsa (da 49,2
a 62 mm grazie a bielle più corte) mantenendo invariato
l’alesaggio (88 mm). Hanno trovato quello che volevano:
tanta coppia e con un po’ di stupore, anche tanta potenza.
Benelli TNT, 1130 cc

Rispetto alla Tornado, le modifiche al motore hanno
interessato anche il rapporto di compressione (11,3:1),
l’alzata delle valvole (8,75 mm), l’adozione di due alberi a
camme identici per aspirazione e scarico, pistoni forgiati e
dal mantello più basso di 5 mm. Al raffreddamento dell’olio
provvede un radiatore in luogo dello scambiatore di calore.
I cornetti di aspirazione sono più lunghi di 50 mm ed una
centralina Walbro ha preso il posto della Sagem usata invece
per la Tornado. I corpi farfallati sono da 53 mm.
Invariata la fase di scoppio dei cilindri (1-3-2) e la
presenza del cambio estraibile. La trasmissione finale passa
dal rapporto 16/41 a 16/36. La frizione in bagno d’olio ha
un disco in più però manca il sistema antisaltellamento. Il
carter motore è stato irrigidito con nuove nervature ed il
serraggio di banco e zona cambio si avvale di tiranti e
bulloneria di maggior diametro.
Il sistema di scarico ha una valvola parzializzatrice nel
collettore che trattiene rumore e calore in quel punto;
permette di usare un silenziatore piccolo e leggero
(internamente ha poche camere) ed evita che le selle si
scaldino infastidendo pilota e passeggero. A proposito di
passeggero, il suo sellino è asportabile per lasciare ancor
più “vuoto” il codone ed aumentare l’impatto estetico del
silenziatore e del “gommone” 190/50.
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Il carattere
del motore è l’essenza di una naked e la personalità
estetica della TNT è confermata dall’erogazione “mascolina”
del suo propulsore. Con tanta coppia a tutti i regimi ci si
ritrova a giocare con il gas, ad aprire, chiudere,
parzializzare senza motivo, per il gusto di modulare il
suono profondo che esce dal silenziatore di scarico.
Sommario
Benelli TNT, colori

I regimi transitori (dai 3.000 ai 5.000 giri) sono tra i
migliori che abbiamo mai provato, ogni “manata” sul gas
corrisponde ad un balzo in avanti. Tanta riserva di potenza
non mette comunque in crisi la ciclistica. L’avantreno è
stabile, preciso e non accenna a sbacchettare nemmeno nelle
più violente accelerazioni. C’è poco sterzo e nelle manovre
a bassa velocità svicolare tra le auto non è semplicissimo.
Non è, per intenderci, una “tuttofare”, la TNT è fatta per
spazi aperti, per polsi decisi. Scarsa ovviamente la
protezione aerodinamica; fino a velocità codice non c’è
problema ma oltre i 130 km/h ci vuole un bel collo e braccia
forti.
In sella, il manubrio largo e i fianchi stretti invitano a
osare, ad aprire presto il gas in uscita di curva per farla
derapare, per non parlare poi delle impennate…
Le sospensioni sono rigide, al posteriore forse addirittura
troppo ma è il prezzo da pagare per una ciclistica
solidissima.
Nei cambi di direzione repentini, da strada di montagna, va
guidata di forza perché la maneggevolezza non è da
riferimento; in parte è dovuto al gommone posteriore, il
180/55 sicuramente aiuterebbe in questo senso, vero è però
che con il 190/50 c’è tanta impronta a terra, tanto grip per
affrontare anche le pieghe più accentuate.
Benelli TNT, scarico e codone

Il cambio è preciso e dalla corsa abbastanza contenuta,
coadiuvato dalla buona modulabilità e resistenza della
frizione. Si può comunque ridurre l’uso del cambio e
viaggiare ad andatura sostenuta anche con la classica
“marcia in più” perché il range di funzionamento è davvero
ampio e la spinta non manca mai. Se dovessimo suggerire uno
stile di guida consiglieremmo di non spremere il motore ma
snocciolare le marce per far correre la moto. Volendo fare
un confronto con un’altra italiana, potremmo dire che è
l’esatto contrario della MV Agusta Brutale, parzialmente
giustificata perchè “solo” una 750.
Ottimo l’impianto frenante sia per potenza sia per
modulabilità; migliorabile il freno posteriore che manca un
po’ di mordente.
L’unico dubbio che ci rimane è il calore che potenzialmente
può investire le gambe a causa dei radiatori laterali:
abbiamo provato la TNT in una giornata molto fredda,
impossibile capire se d’estate si soffre.
Il futuro del tre cilindri pesarese è ricco di prospettive:
a seconda dei modelli oscillerà dai 900 ai 1.200 cc. Come
confermato sia da Pierluigi Marconi, direttore tecnico
Benelli, sia dal presidente Andrea Merloni, il prossimo
modello potrebbe essere una stradale innovativa, un concetto
di moto con caratteristiche sia della Ducati Multistrada sia
della BMW GS (immaginiamo qualcosa di simile alla Tiger
Sport del compianto Carlo Talamo).
La TNT è già nel listino Benelli e costa 13.180 euro chiavi
in mano. Colori disponibili: giallo o rosso.
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