Prova
comparativa tra Harley Davidson V-Rod e Triumph Rocket III
Articolo
tratto da Motonline.com
Stati Uniti-Inghilterra in
uno scontro tra due custom prestazionali, una titanica,
l’altra raffinatissima. Entrambe le moto vanno bene per farsi notare
ovunque ma anche per godersi ogni metro d’asfalto. Da
toccare, da guardare, purtroppo anche da pagare.
Parecchio...
Harley Davidson
V-Rod contro Triumph Rocket III, prova comparativa

Sì, è vero: potreste andare a prendere
le due schede tecniche e sbatterci in
faccia che constatereste subito come i
cinquanta chili nel dato sul peso a secco,
così come i trenta cavalli e tanti
altri bei numeri che le separano,
costituiscano differenze talmente rilevanti
da rendere quasi improponibile una comparativa tra queste due moto. Eh sì,
perché rispetto al gigante Rocket III, la
V-Rod sembra un fuscello (incredibile
a dirsi, per una Harley-Davidson).
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Eppure se rinunciaste al confronto avreste
torto: nonostante che la Triumph abbia una
cilindrata doppia di quella
dell’americana, quest’ultima è la sua più
vera concorrente. Più di alcune
imponenti giapponesi (ad esempio Kawasaki
VN2000 e Honda Valkyrie 1800), la
Harlay Davidson V-Rod, per
il fatto stesso di essere il prodotto Harley
del rinnovamento (tanti cavalli,
raffreddamento a liquido, etc.), è la rivale
con cui la Triumph Rocket III - che a sua volta è
la
prima custom Triumph estrema - dovrà
fare i conti.
E poi -inutile girarci intorno- un possibile
acquirente Harley al massimo si butta su
Triumph (e viceversa); è molto più raro che
prenda in considerazione una giapponese:
queste sono moto da abbinare “assolutamente”
a giacca e casco di una tal marca, da
parcheggiare davanti al bar giusto,
si tratta di status symbol che in garage
trovano posto accanto alla BMW serie 5 o
all’Audi A6. Anche perché, come si può
immaginare, i prezzi delle due chopperone
sono muri impossibili da scalare per la
grande maggioranza dei motociclisti:
17.990 euro per la Rocket, 19.760
per la V-Rod.
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Anno Domini 2003: al Salone di
Milano, Triumph si presenta con l’incarnazione metallica del
gigante Golia. È la Rocket III. "Tre" è naturalmente il
numero -tradizionale, ormai- dei cilindri, ma le analogie
meccaniche col resto della gamma di Hinckley
finiscono qui.
Harley Davidson
V-Rod e Triumph Rocket III in curva

Harley Davidson
V-Rod

Non solo perché i cilindri in linea sono longitudinali e non
fronte marcia, ma soprattutto perché la cubatura in ballo è
elevatissima: 2300 cc, che fanno della Rocket la
motocicletta di serie col motore più grosso al mondo. E non
è un numero fine a se stesso: in accelerazione e ripresa la
mastodontica Triumph è in grado di bruciare anche le più
veloci tra le 1000 giapponesi ipersportive; tanto che il
limitatore elettronico della coppia in prima marcia non
basta ad evitare al pilota il rischio di strappi a braccia e
spalle quando spalanca il gas.
Triumph Rocket III

La versione in prova, quella che
la Numerotre tiene a "parco stampa", è la “Tribal”, che si
distingue dalla standard essenzialmente per numerosi
componenti da catalogo ufficiale Triumph: il colore arancio
metallizzato (col fianco sinistro del serbatoio e il
radiatore cromati), il fly screen e le grafiche tribali. I
terminali di scarico sono i più aperti possibile. Insomma,
la Rocket è già estrema di suo, e in questa versione diventa
una bomba. Impossibile non girarsi quando si sente il suo
ruggito, irresistibili le sue cromature sfacciate, evocativa
la gommona posteriore da 240 (in aftermarket si trovano già
quelle da 280 e 300…) montata su un cerchio da 16 pollici.
Triumph Rocket III
tra le curve

Posto che l’attrattiva della
Rocket consiste nel portarsi a casa la più esplosiva e
ormonale tra le moto di serie, il vero plus che la Rocket
offre sta nel fatto che è anche bella da guidare: non che
sia un fuscello, ci mancherebbe, ma la distribuzione dei
pesi è favorevole, e la moto, finché si tratta di andare a
passeggio, può essere veramente portata da chiunque: si può
partire in seconda, mettere la terza a cinquanta all’ora e
dimenticarsi del cambio.
Colpisce la qualità complessiva della ciclistica: i tre
quintali e mezzo della tricilindrica si lasciano frenare
adeguatamente, e anche le sospensioni (in particolare la
forcella) e il telaio rispondono bene se si cerca di
forzare. Tuttavia, malgrado i valori elevati di potenza e
coppia, cercare un ritmo sostenuto sul misto è una mezza
impresa: sterzare costa fatica, e la Rocket esige una guida
rotonda, consentendo anche angoli di piega discreti.
Harley Davidson
V-Rod

La nostra V-Rod è la “B”, che si
distingue dalla “A” per pochi particolari: per chi non è un
intenditore e vede vicine le due versioni, scatta la caccia
alla differenza in stile Settimana Enigmistica. Non ci
arrivate? Ok, ve le sveliamo noi: il manubrio è il low-rise,
cioè quello non a corna di bue, telaio e motore sono
spazzolati di nero, anziché color alluminio, le frecce sono
in plastica e non in materiali più pregiati, il faro
anteriore è tondo e non sfuggente. Il resto è identico: il
motore da 1.130 cc e 115 cavalli raffreddato a liquido,
serbatoio sotto la sella, carrozzeria e cerchi lenticolari
in alluminio, forcella dall’inclinazione apparentemente
assurda (39°!), e tutto il resto.
Motore
Harley Davidson

Che sia A o
B, comunque, la V-Rod è una splendida scultura di metallo il
cui motore vibra il tanto che basta a non lasciare troppo
spaesati gli harleysti: ma, se ne faccia una ragione chi
pensa alle moto americane come a dei buoi inesorabili ma
lenti, si tratta di una moto dalle grandi prestazioni, in
termini assoluti. E’ una custom per impostazione di guida,
ma della custom classica ha perso in gran parte i connotati:
la forcella stessa, esageratamente inclinata, è tuttavia
efficace nella risposta, abbastanza simile a un’unità
sportiva. Per il resto la V-Rod è più una naked, dal motore
pieno in basso ma progressivo e capace di salire anche molto
di giri. L’americana frena alla grande e sta in strada:
strano a dirsi, ma dice la sua anche sul misto stretto. Ci
si prende gusto in fretta, e dopo un paio di tornanti si
cominciano a grattare le pedane (prima) e gli scarichi
(dopo), con tanto di folcloristiche scintille.

Dalle foto forse non mi si vede,
ma sulla Rocket III c’ero. E stavo pure guidando!
Contrariamente a quanto si possa pensare, quando una
mini-size come la sottoscritta sale in sella al mastodonte
Triumph, il sentimento che predomina è l’orgoglio. Così, con
un ego che riempiva gli spazi vuoti, ho scalato una marcia
col consueto colpo di gas. Un rombo di tuono mi ha congelato
i muscoli, ed ho scoperto che la Rocket, con questi scarichi
aperti, crea un vero muro sonoro, e in rilascio scoppietta
che è una meraviglia. Altro che Harley…. Già, perché la
V-Rod è un’educanda gentile a confronto dell’aggressiva
presenza dell’inglesona: motore più fluido, emissione di
decibel e peso abbastanza contenuti. Le manovre sono
complicate con entrambe: con l’Harley bisogna calcolare
l’ampio raggio di sterzo e l’ingombro della forcella, per la
Rocket bisogna dotarsi di muscoloso chauffeur che giri il
manubrio al posto vostro. In realtà una volta in marcia la
bestiona a tre cilindri si alleggerisce di un bel 200 kg, a
fronte dei suoi 320.

Avete mai guidato la “squalo” della Citroen? Ecco, la
sensazione è simile: in curva va gestita, perché tende ad
allargare la traiettoria. Man mano che si rallenta lo sterzo
s’irrigidisce e conviene fermarsi in una posizione corretta
per la partenza, così da non spostarla più.
Nonostante sia decisamente abbondante nelle dimensioni, ci
s’incastra a meraviglia: gli spazi sono molto equilibrati,
pregio che manca alla V-Rod: sull’americana le pedane sono
là in fondo, e io mi devo stendere per arrivarci. Nonostante
questo inconveniente, però, salendo sulla lunga Harley
sembra che i suoi 270 kg siano davvero pochi. E’ fluida
nell’erogazione quanto la Rocket è brusca ed aggressiva.
Così diverse ma con un comun denominatore: sono due realtà
uniche, che non si possono catalogare. Questo è il motivo
per cui vale la pena possederle e sfoggiarle, non il fatto
che siano comode o potenti, non l’efficacia della frenata o
la stabilità in curva, ma il loro essere estreme e per
pochi.

Belle, proprio belle. Si
fanno guardare volentieri non solo da lontano: i dettagli
sono curati, cromature e verniciature piacevolmente ricche,
i materiali mostrano poche economie. Qualcuno, dando
un’occhiata al listino, potrebbe ritenere scontato questo
livello di qualità, ma mi pare che sia giusto sottolinearla
perché non è sempre detto che ciò che costa molto sia anche
realizzato al meglio, e gli esempi non mancano... Dal punto
di vista estetico la mia preferenza va alla V-Rod: la trovo
più slanciata, più sobria, più elegante, anche se dal punto
di vista delle finiture certi dettagli potevano essere più
prestigiosi (ad esempio, il faro anteriore), mentre della
Triumph apprezzo l’imponenza e l’equilibrio delle masse, ma
la trovo un po’ barocca in certi dettagli, e in generale più
vistosa.

Le parti si invertono quando si accende il motore e si
parte: l’Harley va guidata come un chopper, con questa
forcella lunghissima e inclinata, e anche se il motore è di
una gestibilità esemplare e la stabilità sul dritto non si
discute, mi trovo a disagio quando c’è da affrontare un po’
di curve in successione, complice anche una posizione di
guida poco naturale. La Rocket III, invece, da fermo dà
l’impressione di essere più pesante, si sente che è grande e
grossa e capisci subito che se non fai attenzione con
l’acceleratore e scateni quella coppia da rimorchiatore te
la metti per cappello in un attimo, ma l’ho trovata più
comoda, più bilanciata, più manovrabile, più “dosabile”. In
una parola, più utilizzabile.
Dati tecnici Harley e Triumph
Harley Davidson
V-Rod
Motore: a 4 tempi, 2 cilindri a V di 60° logitudinale,
raffreddamento a liquido, alesaggio e corsa 100x72 mm,
cilindrata 1.130 cc, rapporto di compressione 11,3:1,
distribuzione bialbero a camme in testa con comando a catena
laterale, 4 valvole per cilindro, lubrificazione forzata a
carter umido con doppia pompa trocoidale. Alimentazione:
iniezione elettronica ESPFI con corpi sfarfallati da 53 mm,
capacità serbatoio 14 litri compresa la riserva. Accensione:
elettronica digitale, 1 candela per cilindro. Avviamento:
elettrico.
Trasmissione: primaria a ingranaggi a denti diritti,
frizione multidisco in bagno d’olio con comando idraulico,
cambio a 5 marce, finale a cinghia in fibre aramidiche
rinforzate.
Ciclistica: telaio a doppia culla continua scomponibile in
tubi tondi d’acciaio di grosso diametro, inclinazione asse
di sterzo 34° (forcella 38°), avancorsa 99 mm. Sospensione
anteriore: forcella teleidraulica utraregolabile, steli da
49 mm, escursione 100 mm. Sospensione posteriore: forcellone
in alluminio e ammortizzatori idraulici regolabili nel
precarico molla, escursione ammortizzatori 60 mm. Ruote:
anteriore lenticolare in lega leggera, pneumatico
120/70-19”, posteriore lenticolare in lega leggera,
pneumatico 180/55-18”. Freni: anteriore a doppio disco da
292 mm, pinze a 4 pistoncini, posteriore a disco da 292 mm,
pinza a 4 pistoncini, circuito idraulico in tubi di teflon
con treccia metallica.
Dimensioni e peso: interasse 1713 mm, lunghezza 2375 mm,
larghezza 838mm, altezza sella 660 mm. Peso a secco 270,4
kg.
Prestazioni: potenza 115 CV (84,64 kw) a 8500 giri., coppia
88 Nm a 6300 giri. Omologazione Euro-1: si’
Triumph Rocket III
Motore: quattro tempi, tre cilindri in linea longitudinale
raffreddati a liquido. Distribuzione bialbero in testa a 12
valvole comandata a catena frontale. Alesaggio e corsa:
101.6 x 94.3 mm, cilindrata 2.203 cc, rapporto di
compressione: 8.7:1, alimentazione: iniezione multipoint
elettronica sequenziale, doppi accensione elettronica
digitale.
Trasmissione: frizione multidisco in bagno d’olio, cambio 5
marce, trasmissione finale a cardano.
Ciclistica: telaio tubolare a doppia culla in acciaio,
forcellone in acciaio a due bracci, cerchi a 5 razze in
acciaio, ant 17’x3.5’, post 16’x7.5’, pneumatici: ant 150x80
R 17, post 240x50 R 16. Sospensioni: ant forcella idraulica
a steli rovesciati da 43 mm, post: due ammortizzatori,
regolabili nel precarico. Freni: anteriore a doppio disco
flottante da 320 mm con pinze a quattro pistoncini,
posteriore a disco singolo da 316 mm, pinza a doppio
pistoncino.
Dimensioni e peso: lunghezza: 2.500 mm, larghezza al
manubrio: 970 mm, altezza max: 1.165, altezza sella: 740 mm,
interasse: 1.695 mm, inclinazione cannotto sterzo: 32°, peso
a secco: 320 kg, capacità serbatoio: 25 lt.
Prestazioni: potenza max: 140 CV (103 kW) a 5.750 giri,
coppia max: 20.39 kgm (200 Nm) a 2.500 giri.
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