Comparativa: Ducati st4, Triumph Sprint ST, Honda VFR, Aprilia Futura.
Sport touring
Prova su strada e pista

Comparativa Sport Touring Ducati St4, Triumph Sprint ST, Honda VFR, Aprilia Futura.

Ipercomparativa Sport Touring 2001
(29 ottobre 2002)
Tratto da Superwheels

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Ducati ST4s in piega, comparativa Sport Touring "200... 220... 240... staccata. Ottimi freni; la forcella tiene benissimo, senza affondare. Via alla corda. Mmmh, un po' basse queste pedane. Ora aprire: bene; si siede un pò. Al prossimo giro mi fermo ai box per ritoccare il mono... Ora c'è una chicane...". No, non siamo in sella all'ultima creazione del reparto corse dell'Aprilia o della Ducati. Né sull'ultima super sportiva della Honda. Oppure sulla nuova versione della Triumph Daytona.

Ci troviamo - ovviamente in un circuito - alla guida di una grintosa nuovissima sport touring, una qualsiasi proposta dai quattro Marchi citati. Il fatto è che questa volta nella comparativa dei quattro modelli di taglio turistico sportivo (quelle che oggi sono disponibili in catalogo) siamo partiti dalla coda: cioè dai test in pista.
 

La logica infatti vorrebbe un approccio più graduale, magari iniziando con un piccolo giro in città per poi proseguire con una divertente divagazione fuori porta, prima a passeggio e poi di passo più brillante. E dopo ancora si dovrebbe approfondire il confronto in un lungo trasferimento autostradale. E quindi, solo alla fine, per sviscerare tutte le caratteristiche delle moto in prova, ci vorrebbe una battaglia serrata in circuito.
 

 

A nostra discolpa potremmo addurre numerose giustificazioni (la logistica, la tempistica, la sorte e la meteorologia) ma la verità è che avevamo una voglia matta di mettere alla frusta le due nuove arrivate, la Ducati ST4s e l'Aprilia Futura nelle condizioni più stimolanti.

Le altre concorrenti la Honda VFR e la Triumph Sprint ST, le conoscevamo già bene, ed è stato molto interessante prenderle come riferimento, visto che nella precedente comparativa erano state giudicate, con un vantaggio riconosciuto all'inglese, le due migliori proposte della categoria.

Le elettrizzanti sfide al limite e le varie bagarre, come documentato dalle immagini scattate in circuito, non ci hanno però fatto trascurare i nostri doveri e abbiamo così completato la prova sulle più scorrevoli autostrade, lungo sinuosi tracciati stradali e sui più intricati percorsi cittadini. Situazioni, queste, sostanzialmente eterogenee, che ci hanno permesso di scoprire come le attuali sport touring siano diventate sempre più affilate e perfette, pronte a trasformarsi secondo l'occasione in efficaci commuter, in comode turistiche, in divertenti sportive stradali.

Una battaglia interessantissima, perché combattuta a 360 gradi, e resa ancor più avvincente dall'eccellente livello tecnico e prestazionale che oggi hanno raggiunto questi eccellenti modelli, uniti dalla categoria ma profondamente diversi l'uno dall'altro.


LE CONTENDENTI

Con La Futura l'Aprilia entra con decisione nell'elitario settore delle sport touring più performanti e sofisticate. Compie quindi un netto passo avanti nella strada imboccata dalla Falco, che è in realtà più vicina ad una sportiva pura. È equipaggiata con lo stesso propulsore, il bicilindrico a V di 60° della race replica di casa, la RSV mille e, modificato per ammorbidirne il carattere, ma la RST è stata studiata per viaggiare comodamente, anche in coppia, e offrire ampia capacità di carico.

La Sporttouring St4s è l'ultima proposta della bolognese Ducati destinata all'uso turistico. Affianca la ST2, il modello d'ac­cesso alla gamma, agile e leggero col propulsore raffreddato ad aria, e la ST4, equipaggiata col motore della super sportiva 916. L'obiettivo della versione "S" è quello di stabilire un nuovo riferimento sul fronte delle prestazioni: è spinta dal brillante Desmoquattro della 996, opportunamente ritoccato per migliorare l'erogazione ai medi regimi, ed è equipaggiata con sospensioni sportive di eccellente livello qualitativo; resta invece invariata la compatta carrozzeria.

Se c'è una concorrente che non ha bisogno di presentazioni è la Honda VFR, essendo stata la prima ad aver centrato il giusto compromesso tra attitudine alla pratica del turismo e propensione alla guida sportiva. È equipaggiata con un propulsore dall'architettura particolare (un quadri cilindrico a V derivato da quello della velocissima RC 45) e vanta l'eccellente livello di finitura tipico delle realizzazioni della Casa giapponese.

Quello della Triumph, nel settore delle turistiche sportive, è stato un esordio eccellente. La Sprint ST - nata nel '98 - ha colto subito nel segno per l'estetica, per le finiture, per le caratteristiche di guida e per il comfort. In questa comparativa rappresenta la moto da battere pure sul fronte delle prestazioni. Infatti è spinta dal grintoso tre cilindri ad iniezione della Daytona, opportunamente ritoccato per ottimizzare le caratteristiche di erogazione.

 

DESIGN E ALLESTIMENTO

È Un peccato che la Sprint ST abbia perso, in parte, l'originalità delle Daytona e delle Speed. Si pensò così al momento dell'esordio della sport touring inglese, al Salone di Monaco del '98. A questo punto, invece, non si può che prendere atto della validità di tale scelta, perché in questo gruppo la ST spicca su tutte per la gradevolezza delle proporzioni e per le linee morbide e compatte. Convincono il cupolino affilato con il gruppo ottico sdoppiato, gli indicatori di direzione inglobati nella carenatura, la forma bombata e protettiva della carenatura

Triumph Sprint ST, Ducati, Aprilia e Honda insieme su strada
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Il serbatoio e la sella sono ben sagomati, così da suggerire un ottimo inserimento nella sagoma del veicolo, ed è piacevole pure il codone, proporzionato e filante seppure non contrassegnato da particolari slanci estetici. Altri particolari che distinguono la ST sono rappresentati dal robusto forcellone monobraccio, dall'elegante e funzionale coppia di borse (disponibili come optional) e dalle intense livree monocolore.

L'Aprilia, invece, sta dalla parte opposta. Alle linee morbide e tradizionali della Sprint ST la Futura contrappone infatti tagli spigolosi e slanci avveniristici: spiccano il luminosissimo gruppo ottico a tre elementi, la carenatura dai profondi intagli laterali per lo sfogo dell'aria di raffreddamento e il codone di sezione triangolare, dimensionato in modo da nascondere il generoso terminale di scarico. Anche i particolari seguono la stessa nuova filosofia: i retrovisori dalla forma pentagonale (che integrano gli indicatori di direzione), il singolare supporto a sbalzo della targa, l'elaborato gruppo ottico posteriore racchiuso tra gli indicatori di direzione.

Osservando la RST con attenzione si riconosce l'attento studio aerodinamico ed ergonomico che è alla base del progetto. Si nota nella forma ricercata del posto guida, disegnato ad arte per offrire la massima integrazione uomo/macchina, nelle linee ampie e protettive del cupolino, dalla piena forma ogivale, e in quelle della carenatura, generosa e aggressivamente slanciata in avanti. Questi ultimi due elementi rendono la Futura particolarmente piacevole dalla vista di tre quarti anteriore, nella quale risulta tra le proposte più nuove della categoria delle due ruote; resta comunque il fatto che digerire linee così spigolose non è proprio immediato.

Fascino o calcolo?

La caratteristica più evidente che contrassegna la Ducati è la compattezza delle forme. Rispetto alle rivali la ST4s sembra più una scattante sportiva che una confortevole turistica. Il cupolino è stretto, affusolato, e la carena sembra disegnata più a servizio del propulsore che del pilota, con la grintosa bocca per convogliare l'aria sui radiatori del liquido di raffreddamento e dell'olio e i due ampi sfoghi laterali.

Anche il serbatoio, disegnato per accogliere il pilota e fornire un solido appiglio nella guida di corpo, sembra rubato ad una sportiva, mentre il codone, dall'aspetto più essenziale, rientra nei canoni classici. Ospita il sellone ampio, comodo per il pilota e per il passeggero, ed è completato da una piccola maniglia di servizio. Dimostra una bella grinta, la ST4s, e non le si può negare un fascino notevole che sopperisce ad un aspetto generale più spartano di quello delle rivali. Per colmare questa lacuna la Ducati ha curato in modo particolare le rifiniture e le linee, accostamenti cromatici compresi.

Quella dell'esemplare in prova, grigio opaco, è esclusiva di questa versione, ed è abbinata al grigio scuro metallizzato del telaio, dei cerchi, e all'argento, sempre metallizzato, del motore. Altri particolari preziosi sono rappresentati dal forcellone in alluminio e dalle nuove ruote Brembo a 5 razze. La centralina della ST4s è predisposta per l'installazione dell'immobilizer, offerto come optional, così come le motovaligie rigide dedicate.

La Honda, al contrario, vanta una realizzazione molto curata (senza dubbio è la più raffinata del gruppo), plastiche solide e perfettamente accordate, ingombri e quote che si bilanciano alla perfezione. E poi ci sono altri particolari di rilievo, come l'ammirevole telaio in alluminio lucidato, il forcellone monobraccio in lega leggera, i gruppi ottici luminosissimi e integrati in maniera esemplare nelle sovrastrutture. Un ottimo risultato, ma alla giapponese manca, d'altra parte, la snellezza della Ducati e l'eleganza della Triumph.

Il cupolino, per esempio, è alto e sgraziato - disegnato, evidentemente, curando più l'efficacia della protezione aerodinamica che l'estetica - e anche il codone, dalla linea pesante e spigolosa non aiuta certamente ad alleggerire il retrotreno. Per la VFR la Honda non mette a disposizione, come fanno le rivali, le motovaligie dedicate; una mancanza seccante, perché quelle proposte come accessori (di tipo universale) non garantiscono una buona integrazione col veicolo. Un pregio interessante, invece, è l'installazione di serie del sistema antifurto elettronico HISS a chiave codificata.
 
COMANDI E CRUSCOTTO

Le Linee avveniristiche e spigolose, dell'Aprilia contraddistinguono pure il ponte di comando, diviso in tre settori. Due sono occupati dai classici strumenti analogici: il tachimetro, affiancato da un contachilometri digitale (commutabile da totale in parziale tramite un pulsante) e il contagiri, con la zona rossa che inizia a 9500 giri. Il terzo è occupato da un ampio display LCD che fornisce le informazioni relative al carburante in forma grafica e in litri (in alternativa a quest'ultimo dato si può Visualizzare la temperatura dell'aria) e la temperatura del liquido di raffreddamento.
Aprilia Futura, comparativa Sport touring


Nello stesso quadrante c'è pure un orologio, sempre digitale. I blocchetti elettrici, solidi e funzionali, non brillano per l'estetica, e altrettanto vale per le leve, che tuttavia risultano ben conformate e regolabili nella distanza. Si nota invece una maggiore cura nella realizzazione dei comandi a pedale e dei relativi supporti (con piastra paratallone), ma le pedane sono prive di un confortevole stato di gomma.

La Ducati non nasconde la sua estrazione decisamente sportiva: il tachimetro (dall'aspetto datato anche per via dei contachilometri a cilindretti rotanti) e il contagiri (come da deprecabile abitudine Ducati senza zona rossa) sono infatti gli stessi che troviamo sulle hypersport bolognesi e altrettanto vale per il compatto raggruppamento di spie. Le informazioni supplementari - livello del carburante in forma grafica, temperatura del liquido di raffreddamento, ora - sono raccolte in un display LCD aggiuntivo. Per quanto riguarda i comandi al manubrio e a pedale valgono le stesse considerazioni già fatte per l'Aprilia, con la notevole differenza che in questo caso le leve non sono regolabili (ma le pedane sono rivestite da uno strato di gomma antiscivolo).

Stessa idea, due punti di vista

Tra il cruscotto della Honda e quello dell'Aprilia c'è una sostanziale differenza estetica - tradizionale il primo; futurista il secondo - ma l'organizzazione è equivalente: tachimetro a sinistra, contagiri al centro e ampio display digitale a destra. Tutte le informazioni di contorno - più un piccolo orologio - sono concentrate in quest'ultimo quadrante: livello del carburante, temperatura del liquido di raffreddamento (o, in alternativa, quella dell'aria), contachilometri totale e doppio parziale.

Alle consuete spie si aggiungono quelle dell'iniezione e del sistema antifurto elettronico; manca però quella della riserva. A blocchetti elettrici di media qualità si contrappongono sottili ed eleganti leve d'alluminio regolabili; altrettanta grazia contraddistingue i comandi a pedale, raffinati, facili da azionare e abbinati a pedane rivestite di un spesso strato di gomma.

Il ponte di comando della Triumph è il più classico del lotto e comunque tra display LCD e soluzioni neotecnologiche fa la sua bella figura. Il tachimetro e il contagiri, dimostrano un buon livello qualitativo e si distinguono per la grafica elegante e pulita. Altri due piccoli strumenti analogici consentono di tenere d'occhio il livello del carburante e la temperatura del liquido di raffreddamento e c'è pure un minuscolo orologio digitale (anche se invisibile di notte). La cura costruttiva si riconosce pure nella realizzazione delle leve al manubrio e dei blocchetti elettrici, funzionali e dall'estetica piacevole, dalla qualità dei comandi a pedale in lega leggera, snelli e ben rifiniti, e delle pedane, ricoperte di un consistente strato di gomma antiscivolo.
 
POSIZIONE DI GUIDA

La Honda é molto versatile: ha la qualità di adattarsi facilmente alla pratica del turismo come alla guida in circuito con analoga efficacia. La posizione che si assume è estremamente naturale per la perfetta angolazione del manubrio, per la collocazione centrata e comoda delle pedane, per la conformazione anatomica della sella e per le azzeccate proporzioni del posto guida, dalle quali consegue una postura rilassata del busto, sbilanciato in avanti in modo naturale.


Si tratta di una situazione ideale, derivata da anni di esperienze e di continue migliorie apportate ad un modello già azzeccato in partenza. Difficile fare di meglio. Eppure l'Aprilia c'è riuscita: anche la Futura vanta proporzioni bilanciate in modo pressoché perfetto, ma anche maggiore spazio a disposizione del pilota e pedane in posizione comoda e rilassata, così da assicurare la più piacevole posizione di guida della compagine.

Ottimo giudizio pure per la Triumph, morbida nelle linee e nel rapporto col pilota, grazie alla naturale conformazione delle superfici (in particolare di quelle del serbatoio). Rispetto all'Aprilia ha il vantaggio di offrire una sella in posizione ribassata, qualità che garantisce un più confortevole appoggio al suolo e pure un maggiore inserimento nel veicolo. La Sprint ST vanta un perfetto bilanciamento tra la posizione del manubrio (comodamente angolato), e delle pedane, che in questo caso però - pur garantendo un ottimo comfort - sono più vicine al piano di seduta.

La sportiva del gruppo

La Ducati nasconde l'impronta racing della Casa bolognese con difficoltà, offrendo la sistemazione più sportiva del lotto. Il rapporto tra la quota del manubrio e quella della sella impone una postura più avanzata del busto ed un maggiore caricamento dei polsi. La conformazione del posto guida, inoltre, sembra studiata per offrire un buon supporto nella conduzione di corpo, nella quale il serbatoio, dotato di profondi incavi nei quali inserire le ginocchia, offre un valido ulteriore punto di appoggio. Queste caratteristiche, comunque, non sono così spinte da trasformare la ST4s in una race replica, anche perché la posizione delle pedane è di tipo sufficientemente turistico e non impone di piegare eccessivamente le gambe.
 
UN PO' DI TECNICA

i propulsori che equipaggiano le quattro sport touring in prova condividono un'estrazione decisamente sportiva; discendono infatti rispettivamente dalle unità dell'Aprilia RSV mille, della Ducati 996, della Honda RC 45 e della Triumph Daytona. Le architetture sono però estremamente dissimili: il bicilindrico della Futura è a V di 60°, e si distingue per la lubrificazione a carter secco, per l'accensione a doppia candela, per la presenza di due contralberi antivibrazioni e per la frizione con sistema pneumatico antisaltellamento.
Honda VFR


L'angolo tra i due cilindri del propulsore Ducati è invece di 90°, architettura che non necessita di un contralbero perché genera vibrazioni di minore entità (le forze alterne di secondo ordine si compensano) ed ha come elementi caratteristici l'azionamento degli alberi a camme tramite un doppio giro di cinghia dentata e il sistema di controllo,delle valvole di tipo desmodromico. È l'unità che equipaggia l'hyper-sport 996, ma rivista per ottimizzare l'erogazione e con la camma di scarico abbassata per una migliore collocazione nel telaio.

Anche la Honda ha optato per la disposizione a V di 90° dei cilindri, che in questo caso però sono quattro. Questa architettura ha permesso di ridurre gli ingombri grazie al controllo degli alberi a camme tramite una cascata di ingranaggi e ad un albero motore piuttosto compatto rispetto a quello di una unità equivalente con i cilindri disposti in linea.

Quest'ultima disposizione è stata scelta dalla Triumph per il suo inconfondibile tricilindrico. Le caratteristiche tecniche del propulsore inglese sono quelle comuni alle unità di estrazione sportiva: raffreddamento a liquido, distribuzione a due alberi a camme in testa comandati i da una catena laterale, quattro valvole per cilindro. Gli altri propulsori adottano lo stesso tipo di distribuzione (cambia solo il sistema di azionamento degli alberi) e condividono pure il tipo di alimentazione: un sofisticato sistema di iniezione elettronica controllato da una centralina digitale che integra la gestione dell'accensione.

Ciclistiche di estrazione sportiva

In tema di ciclistica le differenze sono più contenute. L'Aprilia, la Honda e la Triumph hanno il telaio a doppio trave d'alluminio con forcellone monobraccio, sempre in lega leggera, che agisce su un ammortizzatore idraulico tramite un cinematismo progressivo. La sospensione anteriore è affidata ad una forcella dì tipo upside-down (Aprilia) oppure tradizionale (Honda e Triumph). La Ducati si distingue invece per il classico traliccio in tubi d'acciaio e per il forcellone in estruso d'alluminio di tipo tradizionale abbinato ad un ammortizzatore Òhlins. Dal punto di vista delle regolazioni la ST4s è la più versatile del gruppo, perché entrambe le sospensioni permettono di agire sull'idraulica in compressione e in estensione e sul precarico della molla; la forcella, una Showa a steli rovesciati, vanta il trattamento superficiale Tin (nitruro di titanio) ad alta scorrevolezza.

Gli impianti frenanti sono tutti di tipo sportivo: sull'avantreno spiccano due dischi di generoso diametro - si va dai 296 mm di diametro della Honda ai 320 mm della Ducati e della Triumph - abbinati a pinze con quattro pistoncini. Non è così però per la Honda che monta pinze a tre pistoncini, soluzione necessaria al funzionamento del sistema Dual-CBS che, tramite l'intervento di un ripartitore di frenata, gestisce l'azione in modo integrale: agendo sul comando del freno anteriore si aziona pure il pistoncino centrale di quella posteriore; viceversa il pedale del freno interviene sui due pistoncini laterali della pinza posteriore e su quelli centrali delle pinze anteriori.

Queste quattro sport touring montano cerchi e pneumatici di identiche dimen­sioni, che sono le stesse impiegate sulle attuali supersportive: 120/70 sull'anteriore e 180/55 sul posteriore. Sono confrontabili, infine, pure i pesi e le dimensioni: le Case dichiarano valori a secco vicini (si va dai 207 kg della Triumph ai 215 della Ducati) e misure dell'interasse che variano dai 1430 mm della Ducati ai 1470 mm della Triumph.
 
PRESTAZIONI

L'Aprilia e la Ducati sono le uniche due a superare - abbondantemente - la barriera dei 74 kW (che suona meglio così: 100 CV); il primato spetta alla seconda, con 79,455 kW (108,059 CV). Il valore di picco della Futura non è troppo distante 77,447 kW (105,328), e pure le curve nell'arco di erogazione sono molto simili, anche se si osserva che la bolognese è costantemente in vantaggio (c'è solo un incrocio delle due curve in prossimità dei 6000 giri, ma poi la ST4s riprende il comando).
Triumph Sprint ST, comparativa Sport Touring


I propulsori della Honda e della Triumph sono più distanziati dal brillante bicilindrico Ducati e allo stesso tempo molto vicini tra loro in quanto a potenza massima: i valori sono di 71,790 kW (97,634 CV) per la pri­ma e di 72,215 kW (98,212 CV) per la seconda. La qualità dell'erogazione è impeccabile per entrambe le rivali plurifrazionate ma in quanto a consistenza si nota un netto vantaggio a favore del tre cilindri inglese. L'andamento della curva della coppia di quest'ultimo è infatti ben più pieno ai regimi intermedi, e c'è una sostanziale differenza pure nei valori massimi rilevati (e nei regimi corrispondenti): 86,544 Nm (8,822 kgm a 5700) giri per Sprint ST; 78,375 Nm (7,989 kgm) a 8500 giri per la VFR.

Tre alla pari una in fuga

Con i valori ricavati dalle letture al banco e un ragionamento elementare sulla penetrazione aerodinamica della Ducati (che ha una sezione frontale molto compatta) si poteva immaginare che la bolognese sarebbe stata la più veloce del lotto: i 254,282 km/h effettivi, che in sostanza confermano quanto promesso dalla Casa (255 km/h) rappresentano infatti il nuovo record di categoria.

L'Aprilia, l'unica che avrebbe potuto contrastarne il dominio, si trova invece a battagliare con la Honda e la Triumph, che rispetto all'italiana sono svantaggiate in termini di potenza massima. La Futura paga il pegno del superiore comfort offerto al passeggero, protetto da un cupolino molto efficace da questo punto di vista ma dalla maggiore resistenza aerodinamica. Le tre rivali si concentrano quindi dietro la Ducati viaggiando ad una velocità praticamente coincidente - c'è solo una trascurabile differenza nelle cifre dopo la virgola - e superiore ai 241 km/h effettivi.

La Ducati perde in ripresa

La velocissima Ducati fa man bassa di titoli pure nelle prove di accelerazione, dove è la prima sia sui 400 metri, nei quali abbatte addirittura la barriera degli 11", sia sui 1000, spuntando tempi che farebbero la loro bella figura pure nella combattutissima categoria delle velocissime e leggere seicento sportive. Nelle retrovie si assiste ad una battaglia serratissima tra la brillante Triumph e la neonata Aprilia, che non riesce a spuntarla sui 400 metri - la precede l'inglese (11"315) per una manciata di centesimi - ma colma questo piccolo divario sul chilometro che le due sport touring tagliano quasi appaiate ad oltre 230 km/h effettivi. Alla Honda non resta quindi che chiudere il gruppo: tiene bene il passo delle prime sui 400 metri, ma accusa uno svantaggio più consistente (che sfiora il secondo) sui 1000 metri.

La Triumph, grazie alla regolarità ai bassi regimi ed alle ottime doti di coppia ai medi, è la più veloce nelle prove di ripresa con il rapporto più lungo e la partenza da fermo. È l'unica, seguita nell'ordine dalla Ducati, dall'Aprilia e dalla Honda, a scendere sotto i 13" nei 400 metri. Le due bicilindriche, pur dimostrando in netto recupero nella seconda fase della prova, sono svantaggiate dall'erogazione meno regolare ai bassi regimi che condiziona il risultato finale. La Honda, invece, pur vantando un comportamento esente da incertezze, non è distinta dalla stessa progressione delle rivali (né della ST, né delle bicilindriche), e nelle prove di ripresa resta quindi staccata dal gruppo.
 
IN CITTA'

Un propulsore bicilindrico difficilmente riesce ad associare elevate prestazioni ad un funzionamento dolce e regolare ai bassi regimi, caratteristica che si traduce in comfort alle andature più pacifiche. Questa regola inderogabile anche questa volta non e stata smentita e l'Aprilia e la Ducati risultano, per un motivo o per l'altro, svantaggiate rispetto alle rivali a tre e a quattro cilindri. Il propulsore della Futura non accusa un'erogazione particolarmente ruvida ai bassi - a meno che non si scenda con le marce più alte sotto i 2000 giri - ma risponde piuttosto seccamente ai chiudi-apri tipici della guida in città (senza peraltro dimostrare la grinta che sembra promettere ai regimi medio­bassi) e affetta da un leggero ritardo di risposta all'apertura dell'acceleratore. Altre caratteristiche spigolose della RST sono un leva dura da azionare e le sospensioni dalla taratura di taglio sportivo, che rispondono bruscamente sulle asperità pronunciate.
Aprilia Futura, "nemica" della Triumph Sprint St


Il giudizio globale sull'Aprilia tuttavia non è negativo, perché alla bassa velocità è maneggevole e ben distribuita e quindi facile da gestire anche nel traffica intenso.

L'altra bicilindrica, la Ducati, non è così affabile. Innanzitutto per la posizione di guida più sportiva; poi per le caratteristi spinte del propulsore, che fin dai bassi regimi risponde con notevole grinta ad ogni azione sul comando dell'acceleratore. Inoltre, per evitare fastidiosi strattoni, anche con le marce più basse occorre sempre mantenere il propulsore sopra 2500 giri.

Altri disagi sono legati alla trasmissione di calore alle gambe, alla durezza del comando della frizione e al taglio decisamente sportivo della ciclistica. La risposta del doppio disco anteriore è molto brusca (così da suggerire una certa delicatezza nell'azionare la leva), e lo è pure quella delle sospensioni, che sono le più rigide del lotto. Insomma, la ST4s non è certamente una moto per passeggiare e non è redditizio cercarne i lati delicati: meglio, invece, guidarla con decisione, come una sportiva purosangue; allora diventerà pure divertente.

Meglio tre, oppure quattro

In sella alle più malleabili Honda e Triumph, dall'impostazione generale più morbida e turistica, la situazione è ben differente. Alla VFR e alla Sprint ST si può assegnare lo stesso ottimo voto per la trattabilità dei propulsori, regolarissimi anche ai regimi prossimi al minimo e docili nei chiudi-apri, per la pastosità e per l'efficacia delle sospensioni nel filtrare le asperità e per le risposte calibrate degli impianti frenanti, morbido nell'azione il Dual-CBS della prima e potente, ma non brusco nell'attacco, il generoso doppio disco anteriore della seconda.

La differenza tra le due è dunque legata alle caratteristiche dinamiche: la Honda è più agile, e si gestisce più facilmente nelle manovre. La distribuzione dei pesi, inoltre, fa sì che la VFR appaia più leggera della collega inglese, che ha pure il difetto di trasmettere più calore alle gambe.

SU STRADA

Come stabilire la classifica delle quattro sport touring nella stimolante pratica della guida su strada? In base all'efficacia che dimostrano quando si spinge un po'? Oppure per il comfort che riescono ad assicurare nella guida in relax? Queste domande sono fondamentali, perché a seconda del punto di vista cambia pure il risultato: ad esempio nel primo caso saranno le due bicilindriche ad avere la meglio, mentre quando si passeggia, la Honda e la Triumph faranno valere il loro comfort superiore. Nella classifica finale si terrà conto del comportamento in entrambe le specialità, dando però un maggior peso all'efficacia nella guida brillante.

In questo caso non c'è dubbio che la preferenza vada alla Ducati, che abbina eccellenti qualità ciclistiche a prestazioni di rilievo. La ST4s è la più agile del gruppo, veloce nell'agguantare la corda, rapida nell'affrontare le esse ed efficace nelle accelerazioni in uscita di curva. Appare più leggera di quello che segna sulla bilancia e anche il propulsore ci mette del suo, scattando nervoso ad ogni apertura dell'acceleratore: non è difficile trovarsi, nonostante i buoni propositi, a guidarla come una supersportiva, sporgendosi in cerca del ginocchio a terra.

Presa con questo spirito, la Ducati è senza dubbio la più divertente del gruppo, ma in altre situazioni mostra rapidamente i suoi limiti: il propulsore è piuttosto ruvido in basso, perfino fastidioso se si vuoi guidare in relax, e la ciclistica è troppo rigida per assicurare il comfort sullo sconnesso, in corrispondenza del quale è consigliato ridurre l'andatura. Anche i freni impongono un uso attento: quello anteriore ha una risposta molto decisa e quello posteriore (importante nella guida stradale) è molto difficile da azionare perché la testa del comando sporge solo parzialmente; la risposta, inoltre, è inizialmente debole e poi incline al bloccaggio se si insiste.

Alla Ducati sorge spontaneo associare l'Aprilia, perché bicilindrica e perché italiana. Ma la Futura non condivide solo queste due caratteristiche con la ST4s: il temperamento è comunque prevalentemente sportivo, ma si riconoscono caratteristiche più moderate. Innanzitutto il propulsore è più trattabile - a parte la brusca reazione nei chiudi-apri già citata a riguardo della guida in citta - con un'erogazione morbida ai medi ma allo stesso tempo grintosa in alto. Poi la ciclistica è rotonda e morbida, per via delle scelte operate in sede di progettazione e anche per la taratura delle sospensioni proposta come standard, un giusto compromesso per la guida sportiva e per garantire la stabilita e il comfort anche sullo sconnesso di media entità.

La Futura vanta una buona maneggevolezza e un comportamento prevalente­mente neutro, piacevole e dal buon feeling ma non così immediato come quello della Ducati. Queste proprietà sono dovute pure al carattere delle coperture, le Michelin Pilot Sport che riescono a coniugare un buon grip (anche i pista) con ottime caratteristiche di comfort (azioni rotonde e buone capacità di assorbimento delle asperità). Gli stessi pneumatici, che sono quelli di primo equipaggiamento, sono stati scelti dalla Ducati e dalla Hon­da (mentre sulla Triumph ci sono le Bridgestone BT 57); questi tre modelli sono stati quindi confrontati a parità di "scarpe", componente che ne influenza in modo notevole il comportamento dinamico.

 
Percorso APRILIA DUCATI HONDA TRIUMPH
Autostrada 16,468 17,255 15,012 15,982
Extraurbano 17,663 19,004 16,671 18,211
Al limite 7,975 8,837 7,172 8,855
Vel. Costante 90 km/h 20,004 22,125 18,341 21,411
Vel. Cost. 120 km/h 17,265 18,228 15,917 17,472
Autonomia 120 km/h 345 366 318 349
Autonomia al limite 160 161 143 177
Lubrif. x 1000 km (gr) 129 239 180 229

 

Meno sport ma più comfort

Il quattro cilindri Honda ha un duplice carattere: ai regimi medio-bassi è molto docile e permette di viaggiare ad un filo di gas senza strattoni ne brusche entrate in coppia; più in alto invece tira fuori le unghie, rispondendo all'apertura dell'acceleratore proprio come se fosse un pro­pulsore sportivo. Rappresenta quindi il complemento perfetto per la ciclistica della VFR, facile da comprendere perché morbida e ben bilanciata, molto piacevole a passeggio ma sicura e precisa pure quando si inizia a viaggiare di buon passo.
Ducati St4 in pista

Una delle qualità della sport touring giapponese è la versatilità: si può viaggiare sul misto in perfetto relax, e in tal caso se ne apprezza l'equilibrio e la maneggevolezza, oppure spingere a fondo sfruttando il gustoso lato sportivo. Nella guida brillante le sospensioni offrono un ottimo supporto, assicurando stabilità e precisione sullo sconnesso; pure nelle repentine variazioni di direzione, la VFR, anche se non è agile come le rivali italiane, risulta efficace e molto precisa.

In frenata la ciclistica, pur dimostrando la sua indole turistica, riesce a supportare bene anche le azioni più decise; tuttavia il sistema frenante integrale Dual-BCS, piacevole nell'uso tranquillo per il buon bilanciamento dell'azione sui due assi (un vero sollievo per i piloti meno esperti), dovrebbe invece avere più mordente quando si aumenta il ritmo.

A confronto con la veterana Honda, la Triumph appare meno rapida in ingresso di curva e nel tagliare le esse, sia per la maggiore massa in gioco, sia per le caratteristiche della ciclistica - in particolare per la distribuzione dei pesi e per il superiore valore dell'interasse - progettata per offrire il massimo della precisione sui per­corsi guidati più veloci. Ciò che sembra uno svantaggio ha però i suoi lati positivi: grazie a questa maggiore inerzia la Triumph vanta una guida rotonda e armonica, con reazioni morbide e prevedibili, qualità che trasmettono una gradevole sensazione di sicurezza. Si gusta in particolar modo in coppia e con i bagagli, e permette di tenere un passo più che brillante senza alcuno stress.

A questa invidiabile caratteristica si aggiungono il carattere del propulsore, dalla risposta morbida e piena ai medi regimi, e l'efficienza delle sospensioni, soffici ma ben frenate, che lavorano su un'ampia escursione assicurando il comfort e la stabilità anche sullo sconnesso più difficile. L'inglese offre pure il miglior impianto frenante del lotto, pronto nella prima fase dell'azione e capace di abbinare modulabilità e potenza anche nelle forti decelerazioni: generalmente, guidando su strada, la giusta decelerazione si ottiene applicando alla leva solo una leggera pressione.
 
IN AUTOSTRADA

La fortunata discendenza dalle sportive di casa rende le quattro moto a confronto imbattibili in autostrada: con ciclistiche e sospensioni così raffinate è possibile viaggiare anche a velocità prossime a quella di punta senza problemi, sia in caso di fondo perfettamente liscio, sia sui tratti guidati e sconnessi.
Honda VFR, altra contendente della Triumph Sprint St

Da questo punto di vista il confronto non evidenzia quindi differenze sostanziali e altrettanto si può dire per il raffronto prestazionale, visto che in sostanza (i dettagli sono contenuti nel paragrafo dedicato alle prestazioni) tutti i propulsori erogano potenza più È soprattutto il comfort a stabilire la differenza, e da questo punto di vista - grazie all'eccellente livello qualitativo rag­giunto oggi dalle sport touring - le quattro contendenti associano numerosi pregi a solo qualche leggero difetto. In viaggio l'Aprilia è tra le più confortevoli: vanta una posizione di guida non affaticante (e la sella non genera indolenzimenti neppure nei lunghi tragitti) e la migliore protezione aerodinamica del gruppo, che si estende, senza generare fastidiosi vortici, quasi a proteggere le spalle e la testa.

In tema di vibrazioni la situazione è invece meno favorevole: si,avvertono sul manubrio nei transitori tra i 5000 e i 6000 giri, ma c'è da dire che con l'accumulo dei chilometri il bicilindrico a V di 60° tende a diventare più fluido e quindi a migliorare da questo punto di vista. Le sospensioni, che come già accennato hanno una taratura intermedia tra quella sportiva e quella turistica, rispondono invece in modo piuttosto deciso sulle asperità, abbassando il livello del comfort.

La Ducati, un perfetto animale da misto, quando c'è da offrire delle comodità diventa invece più avara: sospensioni rigide, più adatte per consumare scarichi e pedane in pista che per filtrare le asperità, carenatura filante e grintosa ma poco protettiva, posizione di guida scomoda - anche se non disprezzabile in senso assoluto - rispetto a quella offerta dalle rivali. È chiaro che con queste caratteristiche la ST4s sia svantaggiata in termini di comfort: meglio quindi godersela sulle autostrade dove occorre guidare sul serio (e non solo sorbirsi infiniti rettilinei) ed è possibile sfruttare tutte le qualità del propulsore (prontissimo in ripresa e scevro da vibrazioni fastidiose), della ciclistica (solida a tutte le andature) e dell'impianto frenante dalle notevoli e brillanti caratteristiche sportive.

Un terzo testa a testa

Come è già successo nelle prove in città e su strada, anche in questo caso la Honda e la Triumph dimostrano caratteristiche molto simili. Il vantaggio legato alla regolarità ai bassi dei propulsori a quattro e a tre cilindri in questo caso non è influente, visto che in viaggio difficilmente si scende a questi regimi, mentre ai medi entrambi offrono un'erogazione molto brillante che nulla ha da invidiare a quella, comunque molto corposa, dei bicilindrici.

Simili, come si è visto, anche nella posizione di guida, naturale e confortevole, le due plurifrazionate si possono accostare pure dal punto di vista del comfort legato alle sospensioni che, paragonate a quelle delle due bicilindriche, dimostrano un superiore potere filtrante. Per scoprire delle differenze occorre viaggiare sui percorsi più scorrevoli: la VFR offre una protezione aerodinamica più ampia, che arriva a lambire le braccia e le spalle (mentre la testa resta scoperta), e sulle asperità più pronunciate lascia avvertire qualche leggero, anche se innocuo, galleggiamento dovuto alle sospensioni più soffici. Nulla da dire in tema di vibrazioni, che sono pressoché inavvertibili in tutto l'arco di erogazione (è sparita la risonanza che nella versione precedente si avvertiva sulla pedana sinistra nell'intorno dei 7000 giri).

La Triumph - per via di quella maggiore inerzia direzionale di cui si è parlato riguardo al comportamento su strada - garantisce una guida più fluida e precisa, soprattutto sui tratti guidati più veloci e dal fondo sconnesso. Viaggiando ad an­datura brillante (e oltre...) questa caratteristica trasmette una grande sicurezza, anche perché le sospensioni, morbide ma efficaci, riescono ad assorbire le malformazioni del fondo in tutta tranquillità senza trasmettere alcuna reazione destabilizzante alla ciclistica.

Le vibrazioni, per via dell'architettura dispari del propulsore, si avvertono dai regimi medio alti in poi ma non raggiungono un'intensità tale da causare fastidi. Un'altra differenza con la rivale giapponese è legata alla protezione aerodinamica: quella della ST è più estesa lateralmente, ma la testa e le spalle sono scoperte per via del plexiglass piuttosto basso. La forma è ben studiata perché non si formano fastidiose turbolenze, ma se l'obiettivo sono i lunghi viaggi allora è consigliabile installare un cupolino più efficiente (disponibile come optional).

L'autonomia

Le quattro sport touring in prova hanno serbatoi di buona capacità - contengono 21 litri di carburante ciascuno - e quindi garantiscono autonomie altrettanto favorevoli. Se si calcolano considerando i consumi rilevati in autostrada (all'andatura conforme a quanto imposto dal Codice e mantenendo un litro di riserva) si trovano percorrenze uguali o superiori ai 300 km, una distanza che permette di affrontare tranquillamente anche i trasferimenti più impegnativi. Da questo punti di vista si nota qualche differenza (legata quindi al rendimento dei propulsori) tra le quattro contendenti: i valori variano infatti dai 300 km garantiti dalla Honda ai 345 della Ducati.
 
 IN PISTA

Alla Ducati devono essersi sbagliati. Sotto la carena della ST4s, non c'è finito solo il motore della 996, ma probabilmente qualcosa di più. Che si scopre guidando su strada e che si gusta a fondo in pista. La sport touring bolognese infatti è stata la più veloce in termini di tempi sul giro, ma questo è solo un particolare (tra l'altro l'Aprilia le è alle costole); la cosa più importante invece è la rapidità con la quale si riesce ad instaurare un rapporto immediato: quando alla guida delle rivali occorre qualche giro per prendere il ritmo e iniziare a fidarsi e a cercare il limite, con la ST4s tutto questo avviene molto più rapidamente, in modo semplice e naturale, come se si guidasse da sempre.
Triumph, Ducati, Aprilia e Honda in pista
Il preciso lavoro delle sospensioni gioca un ruolo determinante in questa situazione, perché permette di tenere un passo velocissimo e sicuro nonostante l'assetto stradale. La Ducati sembra infatti eccessivamente "seduta" per la guida in pista, sbilanciata cioè sul retrotreno, che si schiaccia nelle accelerazione in uscita di curva determinando un'allargamento della traiettoria. Un ulteriore limite è legato è legato all'angolo di piega, ridotto dai cavalletti (a sinistra) dallo scarico e dalla pedana (a destra).

Nonostante questi inconvenienti, anche senza intervenire sulle ampie possibilità di regolazione delle sospensioni, la Ducati resta comunque velocissima e stabile, la più rapida nella discesa in piega e nelle esse. Ed è ai vertici pure per l'efficacia dell'impianto frenante e per l'erogazione, robusta ai medi e con un'ottimo allungo. L'Aprilia tiene molto bene il passo della bolognese. Evidentemente anche in questo caso c'è un po' più di RSV mille di quello che sia ragionevole attendersi. E questo vale in senso positivo: la Futura infatti è velocissima grazie alle caratteristiche del propulsore e alle qualità della ciclistica (tra l'altro le pedane molto alte permettono di raggiungere un elevato angolo di piega). Un buon giudizio, infine, spetta pure all'impianto frenante, modulabile ed efficace, nonostante occorra applicare un discreto sforzo sulla leva.

Meno sport, più touring

Le protagoniste italiane hanno dimostrato di possedere una marcia in più in pista: le due inseguitrici, la Honda e la Triumph, due sport touring di taglio più classico, in termini di tempi sul giro sono infatti ben distanziate dalle velocissime italiane. Questa, ovviamente, è solo l'opinione del cronometro, un punto di vista indicativo di quelle che sono le qualità delle moto messe a i confronto ma che offre solo un'istantanea parziale. Il pregio della Honda è l'armonia, dovuta al perfetto accordo tra sospensioni, ciclistica, freni e motore.

L'assetto soffice suggerisce una guida rotonda e azioni armoniche, così da evitare le variazioni di assetto che si determinano affrontando le chicane con eccessiva foga e quando, in uscita di curva, si spalanca con decisione il comando dell'acceleratore. Il feeling è ottimo perché la VFR è molto sincera, ed è capace di trasmettere con precisione il lavoro delle coperture e quindi segnalare con precisione il limite fino al quale è possibile spingersi.

La differenza, in particolare rispetto all'agilissima Ducati, si nota quando si aumenta il ritmo: la Honda non è altrettanto rapida a scendere in piega e dimostra una maggior inerzia pure nell'affrontare le chicane. Il propulsore, a confronto con quello più sportivo delle due bicilindriche italiane, evidenzia un'erogazione particolarmente robusta ai regimi medio-alti e offre anche un discreto allungo (in alto c'è un buon margine da sfruttare, ma la progressione si attenua).

In frenata il sistema integrale compie bene il suo dovere - anche se in circuito è preferibile un impianto di tipo tradizionale - ma nell'uso estremo la potenza erogata appare solo sufficiente. Qualità analoghe, di piacevole equilibrio, contraddistinguono il comportamento in pista della Triumph con la quale, grazie alla guida armonica e alle reazioni controllate e prevedibili, si riesce a stabilire subito un ottimo feeling. Questa qualità è dovuta anche alle ottime caratteristiche del propulsore, dall'erogazione piena fin dai regimi medio bassi e piuttosto brillante pure in alto.

Analoghi segnali positivi giungono dall'impianto frenante, dalla risposta immediata ma non brusca, depositario della qualità di coniugare potenza e fine modulabilità. Nell'uso estremo cala leggermente il tono idraulico, inconveniente che però non compromette le qualità elencate. Il tempo sul giro spuntato è il peggiore dei quattro, ma questo non deve influenzare il giudizio sulle qualità dinamiche della sport touring inglese che dal punto di vista del piacere di guida può essere assimilata all'impeccabile Honda. Le due rivali, che condividono la stessa piacevole impostazione turistica, differiscono per le sfumature - che comunque sono apprezzabili - ma pure per il diverso comportamento sui tratti più impegnativi.
 

IL VERDETTO



Simili nell'impostazione e nelle prestazioni, le quattro sport touring messe a confronto hanno dimostrato di intendere in modo molto personale le regole della categoria. Per la Ducati, ad esempio, al primo posto ci sono le prestazioni e le qualità dinamiche, che devono sfiorare l'eccellenza anche al costo di imporre qualche sacrificio sul fronte del comfort. Un carattere, insomma, particolarmente deciso e piuttosto dissimile da quello delle rivali; i totali parziali in pagella lo raccontano in modo piuttosto efficace: il primo voto globale, quello relativo al comfort e all'allestimento, è decisamente il più basso dei quattro, ma la ST4s fa man bassa di valutazioni eccellenti sia nella seconda sezione (motore/prestazioni) sia nella terza (guida).

Nel corso della prova la bolognese è stata strettamente tallonata dall' Aprilia, l'altra italiana, sempre bicilindrica e dal carattere sportivo ma capace di concedere qualcosa in più a chi vuole viaggiare comodamente. Il progetto della Casa di Noale ha centrato il bersaglio per la concretezza dimostrata (anche se nel corso della prova si sono identificate delle caratteristiche da migliorare, come la trattabilità nella guida alle andature da passeggio e in città) ma la Futura deve pure convincere sul piano estetico e da questo punto di vista le sue linee spigolose non sono certo d'aiuto. La qualità comunque è indiscutibile, tanto che il punteggio finale è vicinissimo a quello della bilanciata Triumph.

Stessi numeri, caratteri differenti

La sostanziale equivalenza di giudizio tra la Futura e la Sprint ST può confondere le idee, perché non si tratta affatto di due sport touring dalle simili caratteristiche. Da un punto di vista globale - i dettagli invece sono descritti nei relativi paragrafi, a partire da quello del comfort - la Triumph è più matura e confortevole, ed è anche molto piacevole da guidare, sebbene non eccelsa in quanto a maneggevolezza e tempi sul giro (che in questo caso vanno semplicemente valutati per comprendere la misura della percentuale di "sport" contenuta nelle moto messe a confronto).

Un limite della pagella è quello di comprendere numerose "asettiche" valutazioni tecniche, e può capitare che un voto di questo tipo non esprima alla perfezione il piacere della guida. Questo è pure uno dei motivi per la quale la veterana Honda è in coda di classifica. Ma la VFR non ha deluso neppure questa volta, dimostrando addirittura di essere migliorata rispetto alla già eccellente versione della passata stagione: un risultato particolarmente indicativo che rivela il notevole livello qualitativo oggi raggiunto dalle attuali sport-touring.

 

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