Triumph Tiger, BMW GS, Benelli Tre-K, Buell Ulysses

Comparativa tra Triumph Tiger, GS, Tre-K e Ulysses

 Tratto da Motorbox

 

 Home Page  I   Negozio  I  Prove su strada  I   Forum  I  Specials  I  Sezione Video  I  Triumphisti  I  E-mail

 

Clicca QUI per andare al Forum >>>

Si può avere la botte piena e la moglie ubriaca? Ovvero, parlando di moto, si può avere un mezzo che mi serva al meglio nel quotidiano, che abbia una posizione di guida comoda, una protezione decente, tanta coppia per viaggiare anche in due, una certa attitudine al turismo, si faccia caricare senza problemi e, perché no, mi faccia anche divertire quando vedo una bella strada a curve? Se siete degli incontentabili assoluti e volete tutto questo in una unica moto non avete scelta, o vi fate curare o scegliete una crossover. Una volta le chiamavano maxi enduro imitavano le moto della Dakar ma poi finiva che le usavano tutti su strada.

Benelli Tre-k, Buell Ulysses, Triumph tiger 1050, BMW GS
 

 

MUTAZIONE GENETICA Così con il passare degli anni queste moto hanno subito una mutazione genetica più o meno approfondita e si sono sempre più allontanate dall'off road per diventare delle stradali vere e proprie. Non tutte, certo, qualcuna che ama la polvere c'è ancora, ma l'evidente tendenza è quella aumentare i cavalli, accorciare le sospensioni ingrandire i freni, montare cerchi sportivi e dare sempre più soddisfazione nella guida su asfalto. Nascono così quelle moto che, noi per primi sfruttando, un termine mutuato dal mondo dell'auto abbiamo battezzato crossover.

DI TUTTO UN PO' Un po' enduro, un po' motard, un po' turistiche, hanno motori a due o tre cilindri, stanno a cavallo di più segmenti prendendo spesso il meglio da tutti e creando a suon di modelli nuovi un segmento tutto loro. Non sono moltissime, per ora, ma state certi che con il passare del tempo, man mano che le maxi enduro si rinnoveranno, queste moto saranno sempre di più. Come spesso accade quando nasce una nuova tipologia di veicoli, ognuno affronta il tema a modo suo ed è facile quindi che nascano moto dal carattere molto particolare. Ne abbiamo scelte quattro che, a parer nostro, mettono bene in evidenza i differenti modi di intendere una crossover da parte di ciascun produttore.

CI SONO QUATTRO MOTO... Ci sono una tedesca, una americana, un'inglese e un'italiana (già, come nelle barzellette...) e ognuna interpreta il segmento a modo suo. La tedesca la BMW R 1200 GS, la regina del mercato, quella a cui tutti volenti o nolenti devono fare riferimento, lei l'anello di congiunzione tra il vecchio e il nuovo, ha tasselli (moderati s'intende) e ruota grande davanti perché non ha perso la passione per l'off road, ma si è riempita di elettronica per diventare ancora più efficace e sicura su strada. L'americana la Buell Ulysses, visione tutta USA del mondo delle maxi crossover: gambe lunghe corsa lunga, quella del suo motore ad aria che più americano non si può. L'inglese Triumph Tiger è la perfettina del gruppo, un motore da favola e una bella ciclistica vestiti con sovrastrutture sportiveggianti. Mai comunque come quelle della Tre-K, l'italiana ruspante, sportiva fino al midollo, ricercata nel design e stimolatrice di sensi.

PROVA TOTALE Le abbiamo prese, le abbiamo confrontate al banco, e poi le abbiamo portate su una bella strada, una di quelle che quando le hai percorse tutte ti vien voglia di tornare indetro per rifarle. Ne è uscito un confronto particolare, dove ogni moto si mostrata per quello che è. Da ognuna abbiamo cercato di estrapolare il meglio (e il peggio) cercando di darvi un'idea di quale potrebbe avvicinarsi maggiormente alle vostre esigenze. Ecco cosa ne uscito.
Si ringraziano per la collaborazione: Michele Losito, Marco Belli, Alberto Raverdino, Marco Selvetti.

La bellissima e Italianissima Benelli Tre-k

ITALIANA VERA È una italiana, verace come la pummarola e quindi non c’è da stupirsi se la Tre-K interpreta il concetto di crossover alla maniera "de noantri". Assetto rigido, sella bassa e non troppo morbida, poca luce a terra per cui fanno paura anche i tombini (figuriamoci la strada bianca). La 1130 Benelli è una stradale pura e di sicuro è la più sportiva di tutte. L'indole "corsaiola" è evidente fin da quando sali in sella per la prima volta (peccato per il manubrio, montato un po’ in basso, che ha una piega che non finisce di piacermi) e non si possono non notare le sospensioni che sono le più rigide e controllate di tutto il lotto.

CHE BELLA LINEA 10 e lode al designer, la Tre-K ha un look che ha messo tutti subito d’accordo, è lei la più bella e nel suo design ritroviamo intatti tutti gli ingredienti che devono esserci per forza su un’italiana doc. Il muso da Alien, gli spigoli al posto giusto, il sapiente uso del nero, e il codino rastremato la rendono una moto davvero azzeccata, anche se con i limiti di cui sopra per chi vuole macinare milioni di chilometri, magari in coppia. Perché la Tre-K sembra strizzare l’occhio più al fun che al touring duro e puro, soprattutto confrontata con le contendenti di questa prova. Il passeggero non è accolto certo come un re, la sua porzione di sella è piuttosto ridotta (confrontata con le altre ovviamente) e lo scarico alto contribuisce ad aromatizzare vestiti e zainetti.

Benelli Tre-k

DOPPIA ANIMA Tuttavia, pur non avendo l’anima del globe trotter con la Benelli si viaggia bene anche in autostrada, perché la protezione è tutt’altro che malvagia soprattutto se si tiene il plexiglas almeno nella posizone intermedia delle tre disponibili. Di buono, in compenso, c’è che con un codino così smilzo quando si montano le borse laterali non si ha l’ingombro di uno Scania.

PESO AVANTI Poche curve e si scopre in lei la vera anima Benelli: pur non arrivando alle esagerazioni delle sorelle Tornado e TNT, la Tre-K ha una distribuzione dei pesi più sportiva che stradale, fermissima di manubrio, cade rapida in curva mostrando il classico avantreno che non molla mai e su cui puoi sempre contare. Nei cambi di direzione non è la prima della classe, ma la ciclistica alla fine convince e in poco tempo con la Benelli si prende fiducia e si arriva a toccare con le pedane peraltro piazzate un filo troppo in basso. La particolare distribuzione dei pesi si fa sentire anche in frenata, dove la Tre-K pur avendo una forcella ben sostenuta, scarica fin troppo in fretta il retrotreno così che il bloccaggio della ruota posteriore arriva fin troppo in fretta. L’impianto Brembo anteriore è invece uno dei migliori del lotto.

VERACE Il suo tre cilindri ha smussato parecchi spigoli, rispetto alla prima versione da me provata sembra essere più silenzioso di meccanica ed anche meno propenso a vibrare. Resta un tuttavia motore "ruspante" con un carattere deciso e il classico sound gasante di tutti i tre cilindri. Ringhia cattivo a tutti i regimi e condivide con il triple della Triumph il record di potenza di questo confronto. 124 cavalli veri per una moto del genere sono un bel po’ e, infatti, quanto a prestazioni la Benelli dice la sua, sia in autostrada sia tra le curve.

DUE MAPPE La Benelli è anche l’unica ad offrire la doppia mappatura; con la mappa cosiddetta "morbida" tuttavia il cambiamento di carattere non è così evidente, più che altro si ha una risposta più dolce all’acceleratore e una salita di giri più lenta, visto che la potenza (anche al banco) resta immutata. Quello che non sparisce in nessun caso è invece il marcato effetto on-off nell’apri chiudi che alla fine influenza in modo piuttosto marcato la guida della moto. Probabilmente le mappature meriterebbero un ulteriore perfezionamento (il modello in prova è un 2007 e si sa che ogni anno in questo campo si migliora…). Va da sè che alla primissima apertura la risposta è perfino prepotente (e disturba un po’ sullo stretto), poi il tre cilindri italiano pare prendersi un momentino di pausa (evidenziato anche dalla flessione della curva di coppia) per poi ripartire deciso e allungare con decisione fino al limitatore. Se volete la moto per divertirvi, insomma, con lei c’è da togliersi parecchie soddisfazioni.

BMW GS

BEST SELLER Quando una moto è la maxi più venduta d’Italia da anni, quando ha lanciato un segmento, quello delle maxi enduro e ne è stata la regina da sempre non si può mai trascurare. Così in questa comparativa prende posto di diritto l’ultima versione della 1200 GS, rinnovata proprio quest’anno con una nutrita dose di novità. La BMW si può considerare l’anello di congiunzione tra il vecchio (le maxi enduro) e il nuovo (le crossover).

ANCHE OFF L’unica moto del confronto con la ruota anteriore da 19", è anche quella con la maggiore predisposizione al fuoristrada (con lei si fanno cose incredibili, provare per credere) ma man mano che passano gli anni la GS si agghinda sempre più da stradale e quest’ultima versione porta in dote una quantità di elettronica impressionante. Come dotazione non la batte nessuno, le altre al massimo montano l’ABS (solo la Tiger peraltro) lei ti butta sul piatto, ABS, ASC ed ESA, sigle che indicano controllo di trazione e gestione elettronica della taratura delle sospensioni.

Il tuttofare tedesco BMW GS


HEAVY WEIGHT Una farcitura elettronica che nessuna concorrente può vantare (ai limiti del superfluo per quel che riguarda L’ESA) ma che fa sì che la BMW sia anche la più pesante tra le moto provate (sensori cavi e centraline pesano): 235 kg. Insomma pesa, ma le BMW hanno sempre l’asso nella manica: i cilindri sporgenti spostano il baricentro rasoterra e la GS alla fine dimostra molti meno chili di quelli che ha.

MULTIPURPOSE Protettiva, comoda anche per due, capace di caricarsi come uno sherpa: sai in sella e ti senti a casa e a parte il manubrio un po’ troppo arretrato verso il pilota con lei è amore a prima curva. La 1200 di Monaco è una moto estremamente amichevole, intuitiva, facile da guidare, non ha più l’aspetto da panzer delle prime versioni (che però la rendeva ancor più unica) e negli anni si è perfezionata al tal punto che forse ha perso per strada un po’ di personalità e carattere, ma la GS resta ancora il riferimento per chi vuole un mezzo davvero versatile e pronto per viaggiare ovunque.

VITAMINA Il nuovo motore ha più cavalli del precedente (adesso passa i 110 effettivi) e una curva di coppia più sostenuta che in passato, il tutto è enfatizzato da una rapportatura più corta. Ma dire che questi interventi hanno portato a cambiamenti epocali sarebbe esagerato. Alla prova dei fatti il comportamento è rimasto più o meno lo stesso, l’erogazione pare quella di sempre, più che altro si nota una maggior pienezza di erogazione ai bassi, e una maggior regolarità (il picco a 6.000 giri c’è ancora ma è meno evidente), anche se la curva di erogazione resta piuttosto contorta.

AGILITÁ Ruota da 19 anteriore e pneumatici dal profilo più smilzo di tutte (l’unica con il 150 posteriore, tutte le altre hanno il 180) la rendono estremamente maneggevole, e anche se l’avantreno sembra sempre un po’ labile ed è sempre restio a comunicare al pilota quanto accade tra pneumatico e asfalto, basta fidarsi e lasciar fare al Telelever per filare via senza problemi sfruttandolo anche in staccata dove la BMW non ha praticamente trasferimenti di carico. Alla fine è quella che impegna meno il pilota, anche psicologicamente. Tutti gli aiutini elettronici che vegliano sulla nostra guida ai puristi possono sembrare un’invasione non richiesta che limita il piacere di guida, ma è inevitabile che diano una bella tranquillità. Oltretutto l’ABS si può anche disinserire, una comodità che vorrei anche su altre moto.

COMODA DIETRO Tra le moto provate la GS, come era lecito aspettarsi, è anche quella che va più d’accordo con il passeggero, a lui è riservata una sella ampia e poco affaticante, e la protezione è la migliore per cui, una volta in sella vien voglia di non fermarsi mai. L’ESA in versione enduro ha tarature specifiche per questa moto; così, anche in configurazione sport, la GS resta piuttosto morbida e confortevole, e si finisce ad usare quasi sempre quella. Insomma in questo caso l’ESA è un bel gadget anche se a parer mio su questa moto se ne può fare anche a meno. Dubito comunque che il BMWista doc rinunci tanto facilmente ad avere un bottone in più sul manubrio…

Buell Ulysses

DI TUTTO UN PO’ "Sui generis" potrebbe essere la parola più utilizzata per questa Ulysses che da quando è arrivata sul mercato è senz’altro stata sempre oggetto di discussione, e anche durante questo confronto ha messo uno contro l’altro tutti i tester. Di enduro ha ben poco (a parte l’altezza della sella) più che altro si avvicina molto alla filosofia delle crossover con cui condivide l’indole stradale e la ruota anteriore da 17 pollici. Però poi le sospensioni sono lunghe (e morbide) e il manubrio ha addirittura il traversino come le off road vere... La Ulysses è una moto strana, come tutte le Buell, ma se le ferme convinzioni tecniche dell’ingegner Erik in altri segmenti possono essere oggetto di culto, tra le endurone non sono argomento altrettanto convincente, per questo non la Buell possiamo certo annoverare tra i successi commerciali…

PAROLA D’ORDINE: INSISTERE Ma gli americani sono caparbi, e hanno insistito mettendo mano alla moto per il 2008 e rimediando almeno in parte ai difetti che la prima versione aveva evidenziato. Così la Ulysses è effettivamente migliorata limitando parecchi dei punti deboli che affliggevano la prima versione, come ad esempio il raggio di sterzo, prima chilometrico e adesso a dimensione umana.

Foto di lato della Buell Ulysses


PIÙ STERZO L’angolo di rotazione del manubrio è stato aumentato da 54° a 74° per cui ora con la Buell si riesce anche a fare inversione di marcia senza aver bisogno del piazzale dell’Esselunga, anche se rispetto alle altre c’è ancora un po’ da fare… Anche il motore si è aggiornato e adesso rientra nella Euro 3, per questo il V2 ha una potenza leggermente ridimensionata ma la zona rossa spostata più in alto, a 7.100 giri, regime vertiginoso per un corsa lunga come V2 Thunderstorm. E poi c’è il lavoro per rendere la moto più "morbida": la "cura del burro" è passata dalla frizione (effettivamente più leggera) alla risposta al gas (con nuove pulegge e comandi), anche se in questo caso non si sente granché differenza.

CARATTERE TUTTO SUO Insomma tanto lavoro attorno a questa moto ma non c’è da aspettarsi un cambiamento epocale. Infatti, la Ulysses resta sempre lei, una moto molto particolare, fuori degli schemi, che va capita prima di poter essere apprezzata, perché ha un carattere tutto suo e differente da qualsiasi concorrente.

POCHE MARCE E BEN DISTESE Il motore, in effetti, pare migliorato nella fluidità, ma pecca ancora nella manovrabilità del cambio (lento e macchinoso) e nell’erogazione ai bassi regimi che restano il suo tallone d'Achille e che rendono la Buell poco gradevole a bassa velocità. Più che altro la vera mancanza di questa moto è la sesta marcia (l’unica ad averne ancora 5) perché i rapporti, così come sono studiati, sono sempre troppo distanziati tra loro; il risultato è che nel traffico o sui tornanti stretti il grande stacco che c’è tra prima e seconda obbliga o a guidare un po’ a balzelloni o ad avere sempre la frizione in mano.

PESO FORMA La sua rivincita la Buell se la prende sulla bilancia: la Ulysses è la più leggera del lotto, ma poi è anche la più spartana (qualche finitura non è il massimo) e la meno protettiva, perché pur avendo i paramani (assenti per esempio su Triumph e Benelli) ha un cupolino fin troppo basso che in velocità fa quello che può. Le sue misure radicali (l’interasse di 1.370 mm è più corto di quello di una R6!!!) sulla carta offrono una grande agilità, in realtà è sempre stata prerogativa delle Buell avere una guida un po’ legnosa sui percorsi stretti, per cui, anche se la Ulysses finisce per essere la più intuitiva e bilanciata tra le sorelle, al confronto delle contendenti di questo confronto fa un po’ fatica. Con lei nello stretto soffre (anche per il già citato comportamento del motore) perché il feeling con l’avantreno (nonostante la nuova forcella da 47 mm) non è il massimo.

BMX Proprio la nuova configurazione dell’avantreno ha portato a posizionare il manubrio in avanti, stile BMX che francamente non dà un'idea di controllo perfetto. In compenso la Buell si rilancia in quei percorsi guidati che vanno dagli 80 ai 120 orari, dove può scorrere e distendere i suoi rapporti lunghi, un vero peccato che le strade del mondo non siano tutte così… Meglio guidarla in modo rotondo, comunque, perché, un po’ seduta sul posteriore paga anche un ammortizzatore troppo sfrenato che alla fine influenza tutta la guida causando qualche rimbalzo di troppo quando si aggredisce la strada.

ALTA E LARGA La sella ha la medesima altezza delle altre, almeno nel dichiarato, ma all’atto pratico la Ulysses risulta essere la più spilungona di tutte, perché la sella è molto larga nella zona di passaggio delle gambe e quindi alla fine un normolineo tocca un po’ a fatica. Anche se ci sono stati dei miglioramenti (ci sono nuove paratie) il calore trasmesso al pilota (soprattutto nel lato destro) appare ancora un po’ elevato. Qualche chilometro a bassa andatura e la stufetta si fa sentire, così come la ventola, praticamente sempre accesa molto rumorosa.

Triumph tiger 1050 Rossa

IL NUMERO PERFETTO Inutile perdersi in troppe ciance, in Triumph ultimamente sanno fare delle gran moto, e i loro tre cilindri si possono considerare senza ombra di dubbio lo stato dell’arte per motori con questa architettura. La Tiger né è un esempio lampante, basta guardare la sua curva di potenza: una linea retta, senza il minimo accenno di flessioni o picchi, e poi la coppia una collinetta perfetta, che da 2.750 giri in poi sta sempre sopra quota 10 kgm. Un motore fantastico quello della Triumph, che senz’altro è l’attore protagonista della bella guida di questa moto. La Tiger si dimostra come il mezzo più eclettico del gruppo.

PIÙ E MENO Protezione valida, motore grandioso (sia per il turismo sia per le sparate) ciclistica sana, comfort di buon livello, strumentazione completa di informazioni (l’unica assieme a BMW ad essere all’altezza di una moto da turismo) e un prezzo onesto. Cosa volere di più? Magari un codino meno sparato verso l’alto per far stare ancora più comodo il passeggero e uno scarico meno sporgente e "asimmetrico" che consenta di guadagnar spazio per la borsa laterale.

Lato destro della bella Inglese Tiger 1050


BEN RIUSCITA La Tiger della prima ora era una maxi enduro molto stradale, questa l’ha buttata sulla sportività, ed è una moto molto ben riuscita, e al momento ci pare essere quella che compendia al meglio le caratteristiche di una moderna crossover. A bordo ci si sta bene, un po’ infossati nella sella piuttosto scavata, con un manubrio ampio e alto e fin troppo rivolto verso il pilota si ha comunque la sensazione di dominare perfettamente il mezzo e si gode anche di una buona protezione, seconda solo a quella di BMW. Con lei quindi si viaggia alla grande; non fatele prendere polvere, però. Basta guardarla per capire che, ovviamente, la Tiger ha solo l’asfalto nel suo mirino e per farvelo capire non monta nemmeno una parvenza di tassello sui suoi pneumatici che sono degli stradali puri. Chiaro il concetto? Chi non l’avesse ancora capito allora guardi le pinze radiali, e le sospensioni completamente regolabili per farsi un’idea.

CUORE GENEROSO Come già detto, è il motore a catalizzare l’attenzione su questa moto. Ad Hinckley hanno lavorato molto bene, così le mappature di questo triple sono assolutamente perfette: potenza sempre, spinta decisa ad ogni regime, gestione dell’acceleratore ottimale e vibrazioni pressoché nulle rendono la Tiger una bellissima compagna di viaggio, quella, tra tutte, con cui è più facile guidare fluidamente.

BELLA CICLISTICA L’erogazione è quindi di sicuro il suo punto di forza ma la 1050 inglese ha dalla sua anche una ciclistica sana. La sella è ben piazzata e si tocca bene a terra, ma il baricentro non è bassissimo per cui la Tiger, seppur ottimamente bilanciata, mostra una certa inerzia nei cambi di direzione che la rende non così reattiva quando si vogliono attaccare le curve.

MORBIDA Anche perché l’assetto di base è tendenzialmente morbido e la moto appare un po’ seduta e accusa trasferimenti di carico piuttosto evidenti che alla fine si fanno sentire anche in frenata quando il freno posteriore arriva a bloccare un po’ troppo in fretta. Ma se del comfort non vi interessa più di tanto, basta mettere mano alle sospensioni per migliorare di molto l’efficacia.

CAMBIO COSÌ COSÌ Questo motore quasi perfetto in realtà un punto debole ce l’ha ed è il cambio che anche se migliorato rispetto ai vecchi triple, non ha ancora raggiunto l’ottimo. In realtà non perde a non piacere è il feeling alla leva e la corsa sempre un po’ troppo lunga un aggancio ma. Per esperienza sappiamo comunque che i cambi Triumph, come il buon vino, migliorano con il passare del tempo, e dei chilometri.

 

 

Clicca QUI per andare al Forum >>>

 

 

 

 

Torna alle prove su strada