Porva su strada della Daytona 600
Daytona
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Prova su strada della Triumph Daytona 600, erede della TT 600

Triumph Daytona 600: inglesina tutto pepe
L'articolo completo su Motociclismo di novembre 2003

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Le supersport seicento giapponesi di ultima generazione hanno sacrificato la versatilità in favore di una maggiore efficacia in pista. Della "vecchia guardia" resta solo la CBR 600 F e la nuova Triumph Daytona 600. La 4 cilindri inglese fa un grosso passo avanti rispetto alla precedente TT 600, soprattutto nel motore. E' in vendita a 9.990 euro.

Fascino sportivo firmato Triumph: la Daytona 600

Se c'era un'accusa che tutti unanimemente muovevano alla Triumph TT 600 era di essere anonima nell'estetica. Della nuova Daytona 600 questo proprio non si può dire. La linea è caratterizzata dalle superfici sfaccettate che le donano grande dinamismo ed una buona dose di aggressività, non priva peraltro di eleganza grazie alle livree monocolore argento, giallo o rosso.

 

Ironia della sorte, proprio ora che non si chiama più "TT", è proprio al Tourist Trophy che la… Daytona ha colto il suo primo successo agonistico, vincendo il Junior TT (riservato alle seicento supersport) con il pilota Bruce Anstey.

Quindi, chi è alla ricerca di una media sportiva e non vuole la "solita" giapponese, ha nella Daytona 600 una validissima alternativa.

La posizione in sella della Daytona 600 non è affatto sacrificata e c'è anzi un buon comfort. Il cupolino protegge abbastanza bene il busto, e le pedane sono alla giusta altezza.

Pecca invece in fatto di ergonomia il punto di raccordo tra serbatoio e sella: le ginocchia restano eccessivamente divaricate convogliando in parte il vento della corsa che, nei trasferimenti autostradali, rende un po' faticoso tenere medie sostenute.

Nessun appunto invece per le vibrazioni, mai fastidiose.

La strumentazione è composta da contagiri analogico e display multifunzione, le spie di servizio sono raggruppate in alto. Il livello generale delle finiture è buono ma stonano i fili a vista dei portalampada nel retro del cupolino.
La verniciatura è brillante, i loghi su serbatoio e codone sono protetti dal trasparente mentre è solo applicato quello sulla carenatura, attenzione quindi ai lavaggi con il getto d'acqua in pressione.

 

Daytona 600 di lato posteriore

 

Triumph Daytona in azione

 

Pieacere di guida su strada su Daytona 600

Frontale Triumph Daytona 600

Ecco in sintesi le caratteristiche della ciclistica della Daytona 600: telaio a doppio trave laterale in alluminio con forcellone collegato al monoammortizzatore per mezzo di leveraggi progressivi. La forcella è di tipo tradizionale con steli da 43 mm e, come il mono, è completamente regolabile. Per quanto riguarda le quote della ciclistica, Triumph è andata alla ricerca della maneggevolezza senza sacrificare la stabilità. Quindi inclinazione del cannotto di sterzo di 24,6°, avancorsa di 89,1 mm e interasse di 1.390 mm. Sopra la media delle concorrenti giapponesi il peso, misurato sulla nostra bilancia in 190,6 kg (senza benzina ma con tutti i liquidi).
L'impianto frenante è composto dai dischi anteriori da 308 mm con pinze a 4 pistoncini e dal disco posteriore da 220 mm con pinza a singolo pistoncino.

Daytona 600 in piega su strada

...e in pista


In movimento se ne apprezza subito l'agilità della ciclistica. Sulle prime le dimensioni generali delle sovrastrutture mascherano la notevole manovrabilità che si scopre alla guida. La Daytona 600 scende in piega velocemente ed è rapida anche nei cambi di direzione, coadiuvata dall'ottimo lavoro dei Pirelli Diablo di primo equipaggiamento. Ottimo il comportamento anche nelle curve veloci, dove l'avantreno comunica sempre solidità ed appoggio.

Le sospensioni, tarate di base sul rigido, si comportano egregiamente, soprattutto la forcella, mentre il mono posteriore va leggermente in crisi, con qualche saltellamento, solo nelle piccole sconnessioni in rapida sequenza.
Ottimi anche gli spazi di arresto della Triumph Daytona 600. Le pinze mordono con decisione i dischi assicurando spazi d'arresto da riferimento, quindi grande potenza ma anche un'ottima modulabilità.

Se la ciclistica esce quindi dalla prova a pieni voti, il rendimento del motore merita un'analisi accurata.
Funziona con regolarità fin dai regimi più bassi ed accetta le marce alte senza rifiuti o strappi di alcun genere. E' però fiacco finché non si superano i 4.000 giri, regime al quale comincia a "svegliarsi" per trovare vivacità dai 6.000 giri in poi. Superata questa soglia e fino ai 10.000 giri c'è buona progressione e notevole vivacità, ma quando si vogliono risposte davvero rabbiose (e che sound!) occorre tenere il motore tra i 10.000 e i 14.500 giri, regime al quale interviene il limitatore.
 

Triumph, che passione!

Paesaggi da moto inglese...

La Triumph Daytona 600, è leggermente meno potente (98,21 CV alla ruota a 12.500 giri) delle recenti concorrenti giapponesi, ma non lo si avverte nemmeno nell'uso in pista dove le ottime doti della ciclistica permettono di tenere la scia anche di sportive di cubatura superiore (246 km/h la velocità massima e 11,5 secondi il tempo per coprire i 400 metri con partenza da fermo).
E' nell'uso su strada che abbiamo rilevato un certo ritardo di risposta tra la rotazione della manopola del gas e la risposta del motore, cosa che avviene soprattutto a gas parzializzato. Non è fastidioso ma è inevitabile farci caso e comunque non genera alcuno scompenso nell'erogazione; insomma, fatta l'abitudine si finisce per non farci più caso.

Il cambio assiste il pilota in tutti i frangenti; i rapporti sono correttamente spaziati e gli innesti rapidi e precisi, occorre solo un po' di decisione nell'azionamento della leva.
Corretto e senza giochi il funzionamento della trasmissione mentre la frizione, resistente agli strapazzi delle prove di accelerazione, si è mostrata stranamente spugnosa pur avendo un tradizionale comando a cavo.

Triumph Daytona 600 gialla e grigia.

Complessivamente il giudizio sulla Triumph Daytona 600 è molto positivo. La ciclistica ha un equilibrio invidiabile e comunica confidenza anche ai piloti meno esperti. Il motore spinge forte e segna un notevole passo avanti rispetto all'unità che equipaggiava la precedente TT 600. Esteticamente è inconfondibile e mantiene una certa eleganza che la rende molto "intonata" anche all'ambiente cittadino. E' competitiva in pista e ben sfruttabile su strada… in altre parole: (quasi) 10.000 euro spesi bene.

 

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