Motore Triumph
Rocket 3 (III)
Mostruoso! Triumph rocket 3, 2300cc divisi in tre cilindroni
fanno del motore della mega-cruiser inglese il mototre
di serie dalla cilindrata piu alta mai costruito al mondo.
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Rocket 3, tre
come i cilindroni allineati e coperti, come si dice in gergo
militare, in una sfilata meccanica d'eccezione, 2.300 cc che
cantano la loro canzone potente da tre canne d'organo
cromate. Come si fa a non rimanere a bocca aperta davanti a
un simile mostro di potenza, cilindrata e dimensioni? E le
dimensioni contano, eccome. "Troppo grossa, pesa come un
camion e poi a che cosa serve, ma dai, che senso ha comprare
una moto così..."
E tutti lì intorno alla
maxi cruiser della Thumph, a parlarne o sparlarne, ma con il risultato certo
che le superaffusolate e strapotenti giapponesi
parcheggiate ai lati svaniscono agli occhi sotto l'effetto
dirompente del tre cilindri che, ancor
più della moto, è il protagonista unico delle dotte
dissertazioni dei motociclisti che gli si accalcano attorno.
Il progetto Rocket 3 è nato in Triumph nel 1999, con la
direttiva "Bigger is better", scaturita da numerosi focus
(incontri-dibattito) con la clientela, indovinate un po',
americana! In effetti negli USA una cilindrata così grossa
non suscita lo stesso stupore che crea tra i motocilcisti
europei e anche le dimensioni della moto non stupiscono più
di tanto.
Motore Rocket 3
(III)

D'altra parte proprio negli States è stato coniato
iì celeberrimo detto: "Nothing can substitute cubie inches"...
in effetti questo tre cilindri è il propulsore
motociclistico di serie di maggior cilindrata mai costruito,
2.294 cc per la precisione, e anche il fatto che segua lo
schema "tre in linea longitudinale" è di per sé un aspetto
tecnico inusuale. Inutile dire che lo abbiamo radiografato
in ogni suo più piccolo particolare... |
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Ingranaggi
cambio Triumph Rocket

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Lo schema pluricilindrico longitudinale seguito dalla
Triumph per
questo motore è decisamente poco usato dai progettisti
d'oggi ma in passato molte Marche, compresi nomi eccellenti
quali FN (la prima ad utilizzarlo), Indian e
Ariel hanno
esplorato questa architettura. I motivi di allora erano un
po' differenti da quelli odierni, dato che ci sì affidava
alla produzione automobilistica per i propulsori e l'unico
sistema per alloggiare in un telaio motociclistico un 4
cilindri longitudinale, contenendo al massimo gli ingombri,
era quello di posizionarlo nel senso della lunghezza.
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La scelta
della Triumph oltre naturalmente alle dimensioni, ha
tenuto conto anche del tipo di trasmissione finale che in
questo caso è a cardano.
Con l'albero motore che ruota lungo
l'asse longitudinale (come sulle Moto Guzzi e BMW ad
esempio), non si ha l'esigenza di inserire un'ulteriore
coppia conica all'interno del motore, prima dell'uscita
dell'albero di trasmissione.
D'altra parte con l'abero
motore che ruota lungo un asse longitudinale si generano
delle coppie, dette comunemente di rovesciamento, che
tendono a far ruotare la moto lungo lo stesso asse
dell'albero motore, ma in direzione opposta a quella
dell'albero stesso, quando l'albero stesso subisca delle
accelerazioni (dando colpi di gas, insomma).
In più, il
motore con l'albero disposto longitudinalmente genera un
beccheggio in avanti o indietro a seconda del senso di
rotazione del motore (e del senso della curva), cosa che non
si verifica con i motori con albero che ruota
trasversalmente rispetto all'asse della moto (anche se in
questo caso subentrano altri effetti sensibili nella guida.
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Se volete
saperne di più, vi consigliamo la lettura del libro
Cinematica e Dinamica dellà Motocicietta di Vittore
Cossalter, edizioni Progetto Padova). Ma la scelta di un
motore montato longitudinalmente e sopratutto della sua
cubatura e dimensioni esterne va ricercata sicuramente anche
nella funzione coreografica molto importante che il
propulsore assume in una cruiser di questo genere.
Tre cilindri
Triumph Rocket

Scopriremo, guardandolo dall'interno, soluzioni
apparentemente poco raffinate dal punto di vista
strettamente tecnico (ad esempio gli ingombri del carte
motore), ma dall'importanza notevole per aspetti legati, ad
esempio, all'estetica esterna. Ci si rifa in questo caso a
un modo di progettare di "vecchia scuola", quando il
propulsore veniva adornato di carter tondeggianti e cromati,
o di aletta-ture dalla forma elegante, al contrario di molte naked moderne che, derivando da stradali sportive super
carenate, mostrano propulsori nati per essere coperti e
quindi dall'estetica che lascia un po' a desiderare se
lasciata a vista.
Il motore della Rocket 3 sfrutta un albero motore con le
manovelle disposte a 120°. Sedendo sulla moto, si considera
come cilindro N° 1 quello posto anteriormente e l'ordine
degli scoppi e 1-2-3. Una particolarità sono i sensori MAP
(Manifold Air Pressure, pressione aria nei collettori) che
informano la centralina dell'iniezione-accensione (integrate
digitali), della fase in cui il cilindro relativo sì trova.
In questo modo è possibile evitare di far scoccare la
scintilla alle candele se non nel momento dell'accensione
vera e prorpia (in un sistema di accensione tradizionale una
scintilla viene persa oigni ciclo). |
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Motore Triumph
Rocket

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Si tratta dela cosiddetta
accensione sequenziale. Su questo motore viene utilizzata la
doppia accensione, per rendere il più possibile uniforme il
fronte di fiamma, che viene così innescto in due puntai
diametralmente opposti: questo accorgimento, più che
all'ottenimento di prestazioni superiori, generalmente
viene sfruttato epr contenere gli inquinanti allo scarico,
Una particolarità relativa ai
pistoni è la conformazione del
cielo che ricorda molto quella utilizzata nelle testate
tipo Heron (adottate dalla Moto Guzzi su molti modelli di
svariati anni fa). In realtà nella testata Heron il cielo
del pistone svolge la funzione di vera e propria camera di
combustione mobile, mentre il lato della testata che si
affaccia all'interno del cilindro è completamente piatto,
con le valvole (nello schema Guzzi), poste parallelamente
tra loro. Nel caso della Rocket 3 la "tazza" ricavata nel
cielo del pistone è sfruttata per creare una zona di
raccolta per la carica aria-benzina fresca che entra nel
cilindro seguendo un moto turbolento denominato swirl
(dall'inglese "turbinio").
Lo swirl prevede che la carica
fresca venga indirizzata, grazie alla conformazione dei
condotti di aspirazione, idealmente lungo una spirale il
cui asse è coincidente con quello del cilindro. Generalmente
(ma non è una regola fissa) lo swirl viene sfruttato per
ottenere alti valori di coppia ai bassi e medi regimi e
spesso viene ricercato sui motori due valvole. I corpi
farfallati sono marchiati Keihin e sono dotati dei sistema,
già visto su applicazioni sportive, a doppia valvola a
farfalla.
Albero Motore
Triumph Rocket

La prima serie di farfalle, più vicina alla
testata, viene azionata dal comando del gas ma è la
centralina che pilota la seconda serie di farfalle, in base
alla mappa caricata e alle informazioni inviate dai sensori, garantendo un'erogazione fluida della coppia (si replica
concettualmente il comportamento dei carburatori a
depressione, per intenderci).
La centralina dell'iniezione
controlla anche la quantità di coppia erogata in base al
rapporto inserito: nello specifico, in prima e seconda
marcia la coppia è ridotta del 7% rispetto alla massima
possibile, per limitare eccessivi pattinamenti della gomma
posteriore nelle accelerazioni più "cattive", In terza marcia la centralina interviene nella stessa maniera, ma in
misura minore, mentre in quarta e quinta marcia la coppia
erogata corrisponde alla massima disponibile. Interessante
il sistema di trasmissione con albero cardanico (progettato
e sviluppato in parallelo con l'italiana Graziano,
tornitrice di molti Marchi automobilistici.
Pistone
Triumph Rocket
 Dal lato motore
vi è un sistema semplice ma efficace per "smussare" i
picchi di coppia, dannosi per la trasmissione e fastidiosi
nella guida, lo smorzatore di
coppia (assimilabile a un parastrappi) parte un robusto
albero che termina con un accoppiamento tipo millerighe che
si inserisce nella scatola della coppia conica. Quest'ultima
non è ispezionabile né revisionarle, in sostanza viene
garantita maintenance free per la vita della moto. In
effetti osservando la robusta dentatura elicoidale di
pignone e corona della coppia conica si hanno pochi dubbi
sull'affidabilità della stessa. •
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Grafico della potenza e della
coppia della Triumph Rocket

Vedi anche:
Rocket III
- Prova completa 2004
Rocket III
- Anteprima 2003 |
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