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Lo stile cambia poco rispetto alla Bonneville Black, rimasta
l’unica disponibile con il motore 800cc, se non per alcuni
dettagli che rendono la Bonnie T100 più luccicante e dotata.
Ma la vera differenza sta sotto il serbatoio con un
bicilindrico più potente.
Di serie la T100 ha il serbatoio bicolore, piacevole
reminiscenza degli anni d’oro della vecchia inglesina,
quando scorrazzava sui lungomare à la page alla fine degli
anni 60. Due sono le colorazioni disponibili, bianca con
disegno rosso-arancio Tangerine e nera con disegno bianco
Opal White. Tutti i filetti sono, of course, realizzati a
mano da abili artigiani inglesi. Al bicolore si aggiunge un
altro dettaglio d’antan, le meravigliose guancette nere su
cui appoggiare le ginocchia e stringere il serbatoio.
Il lavoro di impreziosimento continua anche nelle parti
basse, con tutti i carter del motore cromati e ben
luccicanti. Cromato è anche il tappo del serbatoio:
d’accordo lo stile, ma uno straccio di serratura con i tempi
che corrono forse sarebbe meglio averla. Come per la sella,
apribile da chiunque e quindi inutilizzabile per riporre
anche soltanto i documenti. La dotazione di serie si
arricchisce invece del contagiri, montato su una piastra in
alluminio spazzolato accanto al tachimetro.
La vera novità della Bonneville T100 non sta nei dettagli
estetici, quanto nel cuore bicilindrico. La cilindrata
aumenta fino a 865cc, incremento ottenuto allargando
l’alesaggio fino a 90 mm e mantenendo uguale la corsa di 68
mm, fino a ottenere un motore ancora più superquadro. Il
risultato dell’operazione sono 63/64 bei cavalli con 68 Nm
di coppia massima a 6000 giri.
Motore nuovo e dettagli preziosi costano cari: la Bonneville
T100 costa 8.900 euro, 1.200 euro in più rispetto alla
Bonneville 800cc Black.
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Duecento e non li dimostra. Pur superando la
fatidica soglia di cinque chilogrammi, la
Bonneville sembra sempre pesare la metà, pronta
per la prova costume.
Effetto della sella bassa (775 millimetri da
terra) e del profilo smilzo che trasmettono una
sensazione di leggerezza. La posizione di guida,
poi, è confortevole, né alta né bassa, con la
giusta inclinazione del manubrio e delle
manopole. La sella è un po’ duretta, ma comunque
confortevole.
La sensazione di leggerezza che la Bonneville
trasmette da ferma e in manovra, continua anche
in marcia. La Bonnie T100 è facile da guidare,
adatta anche a motociclisti alle prime armi e
alle motocicliste più smaliziate.
Facile non significa che la Bonneville sia una
moto da passeggiata, adatta soltanto allo
struscio in passerella o alla sostituzione
elegante dello scooter cittadino.
La Bonnie piega fino alle pedane e si lascia
guidare tra curve e controcurve con grande
precisione e divertimento. I comandi rispondono
bene anche quando il gioco si fa duro, con un
cambio che con sbaglia un colpo, la frizione
adatta anche a mani femminili e freni adeguati
al peso della Bonneville. |
Il nuovo motore, poi, contraddice le leggi dell’ingegneria.
Da buon superquadro dovrebbe essere predisposto
all’erogazione sportiva della potenza, infischiandosi di
offrire una spinta corposa ai bassi regimi. Il motore della
T100, invece, gira molto bene anche ai bassi regimi,
offrendo tutta la spinta necessaria alla guida brillante
senza sentire il bisogno di tirare le marce. Rispetto alla
Bonneville 800, si viaggia forse alla stessa andatura, ma in
souplesse, senza strizzare il motore e lavorare troppo con
il cambio.
La differenza di prezzo tra le due Bonneville è
considerevole ma, forse, ne può valere la pena. Sono due
moto altrettanto facili e piacevoli, poco impegnative per
tutti anche se si ha fretta, ma la T100 ha un effetto
placebo più marcato sui depressi.
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