Daytona 650:
abbiamo provato la nuova versione, maggiorata, della
Supersport inglese e ne è rimasto entusiasta: aumentando la
corsa e la cilindrata il quattro cilindri ha guadagnato
potenza e coppia. Ora saranno i Giapponesi a doversi dare
una mossa per non rimanere indietro...
Articolo
tratto da Motonline.com
“650”
è un numero fortunato nella ruota della fortuna della
Triumph, anche se le Bonneville 650 T110 e T120 che
dominarono il mercato e le corse per derivate di serie su
entrambe le sponde dell’Atlantico per quasi due decenni –
dopo che, nel 1956, il texano Johnny Allen aveva conquistato
il record assoluto di velocità con un siluro
Triumph 650 sul lago salato di Bonneville –
erano tradizionali bicilindriche ad aste e bilancieri, non
quattro cilindri bialbero capaci di alti regimi di
rotazione.
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Negli
ultimi trent’anni non si è più vista una Triumph 650,
ma adesso è arrivata la nuova Daytona 650, lanciata
all’Intermot di Monaco lo scorso settembre e già in
produzione, con l’intento di colmare il gap di
prestazioni che divideva la Daytona 600 dalle concorrenti
giapponesi.
La Daytona 650 vanta un costo notevolmente competitivo
nei confronti delle concorrenti giapponesi della categoria
Supersport.
L’avvento della
Triumph Daytona 650 ha inoltre un
significato particolare in quanto coincide con
la raggiunta competitività della 600 nelle corse
della categoria 600 Supersport, dove la moto del
Team Valmoto, guidata da Craig Jones, ha vinto a
Donington la corsa conclusiva del campionato
inglese SS 2004, riconosciuto universalmente
come il più agguerrito del mondo.
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Daytona 650, prova su
strada

Daytona
650, prova

“I nostri risultati sportivi provano che la Daytona 600
ha una ciclistica eccellente, da noi adottata in toto per il
nuovo modello stradale – afferma il responsabile dello
sviluppo della Daytona 650, Ross Clifford, che ha
anche sovrinteso all’impegno biennale dell’azienda nelle
corse – ma avevamo ricevuto diverse
osservazioni da parte di clienti della 600 che ritenevano
necessaria maggior potenza e un più marcato tiro ai medi
regimi. Con l’incremento di cilindrata abbiamo ottenuto
esattamente questo risultato, anche se adesso la moto non
può più correre nel campionato Supersport”.
Triumph
Daytona 650

Creando la Daytona 650, la Triumph non ha
seguito l’esempio della Kawasaki, che dopo aver creato la
ZX-6R maggiorata a 636 per le stesse ragioni che hanno
motivato la maggiorazione della Daytona, ha affiancato a
questa una versione “tiratissima” della 600 – la
ZX-6RR – in modo da poter continuare a correre nella SS. E
non ha seguito il suo esempio nemmeno operando la
maggiorazione del motore: la Kawasaki infatti ha
allargato l’alesaggio, mentre la Triumph ha incrementato di
3,2 mm la corsa dei pistoni. Di conseguenza le misure della
cilindrata della Daytona sono passate da 68 x 41,3 mm
a 68 x 44,5 mm.
Daytona
nuova

Questa scelta, che riporta i valori di corsa del
motore Triumph vicino a quelli adottati dai concorrenti
giapponesi (42,5 mm per Honda, Suzuki e Kawasaki – 44,5 mm
per la Yamaha) è un chiara dimostrazione che,
scegliendo a suo tempo di adottare un valore di corsa tanto
limitato, i tecnici della Triumph avevano commesso un
errore tecnico, tanto è vero che quel motore, prima in
versione TT600, poi Daytona 600, non ha mai raggiunto gli
altissimi regimi di rotazione che erano stati
preventivati, inoltre soffriva di un buco di erogazione in
basso, mai eliminato nonostante i diversi tentativi di
rimappare l’iniezione.
Daytona
650, codino

Il motore della nuova Daytona 650 ha un tiro più sostanzioso
e più piccante in tutto l’arco di erogazione,
rispetto al precedente; la potenza cresce di 2 CV
raggiungendo i 114 CV a 12.500 giri (250 giri in meno
di prima) e, nonostante la corsa più lunga, ama girare molto
in alto, col limitatore posto a 14.500 giri, esattamente
come sul 600, e anche insistendo ad allungare oltre
il regime di potenza massima non si verificano bruschi cali
di potenza. L’aumento di cilindrata ha reso anche più
pieno, cupo e potente il rombo del quattro cilindri, che
decisamente risulta più muscoloso ai medi e agli alti
regimi; ha quindi una più marcata musicalità di
scarico, e anche la rumorosità meccanica è calata, grazie
all’eliminazione del gioco sull’albero di calettamento della
frizione, che ora ha sette dischi anziché nove.
Daytona
650, piega
su strada

La coppia massima non è variata: 68 Nm a
11.500 giri, e se questa affermazione della Triumph sembra
già strana sulla carta, è un dato di fatto che chi sta in
sella avverte in modo inconfondibile una maggior
carica di energia in basso e ai medi regimi. Il rapporto di
compressione è stato leggermente innalzato: da 12,5:1 a
12,85:1 modificando la testata, e questo, unitamente al
nuovo albero motore e alla rimappatura della
centralina a 32 bit dell’iniezione elettronica, con corpi
farfallati Keihin di 38 mm è all’origine della potente
accelerazione di cui è capace questo motore fin dai
bassi regimi, tale da non far credere che possa trattarsi
sostanzialmente dello stesso 4 cilindri montato sul
modello Daytona 600.
Daytona
650, ammortizzatore

La risposta dell’acceleratore è immediata, e come
riscontrato sulla Yamaha R6 2005, che ho avuto modo di
provare appena qualche giorno prima della Triumph, il motore
inglese ha guadagnato grinta in uscita dalle curve
lente, anche senza montare corpi farfallati maggiorati come
invece ha fatto la Yamaha. Oltre gli 8000 giri c’è poi un
un’erogazione così piena che ti piacerebbe poter
contare sulla presenza di un ammortizzatore di sterzo a
contrastare le conseguenze del forte alleggerimento
dell’avantreno quando riapri il gas in uscita di curva.
Daytona
650, freni

Grazie al mantenimento dello stesso telaio con
geometria relativamente conservatrice (24,6° di inclinazione
del cannotto di sterzo e 89 mm di avancorsa), alla forcella
Kayaba con steli di 43 mm e all’interasse di 1390 mm,
la Daytona 650 è maneggevole e piacevole da guidare come
prima. Offre lo stesso equilibrio e la stessa
prevedibilità di comportamento durante la guida e anche
in frenata, per merito delle eccellenti doti del doppio
disco anteriore Sunstar di 308 mm con pinze Nissin a quattro
pistoncini, lo stesso montato dal Team Valmoto per
correre nel campionato Supersport.
Daytona
650, piega
su pista

Con la Daytona 600, a causa dell’erogazione del
motore in un arco più limitato e più spostato verso
l’alto, sfruttare le doti della ciclistica era fondamentale
per poter tenere elevata la velocità di percorrenza
di una curva. Con la Daytona 650 non è più tanto importante,
grazie alle migliorate qualità di erogazione di potenza e
soprattutto coppia. Ciò si traduce, in curva, in un minor
uso del cambio e in una guida più rilassata. In ogni
caso, usando il cambio si avverte il miglioramento che la
650 può vantare anche su qusto componente, in parte grazie
alla modifica degli alberi del cambio stesso e delle
forcelle, ora in acciaio al molibdeno, che fan sì che il
meccanismo sia diventato più morbido da azionare, ma
anche per l’adozione di un nuovo selettore, montato per la
prima volta su un Triumph quattro cilindri di media
cilindrata.
Daytona
650, da
ferma

Sono salito in sella a questa moto – lo ammetto – con
un preconcetto: che la Triumph realizzando la 650 avesse
semplicemente cercato un palliativo per mettere una pezza ai
difetti che la 600 aveva messo in evidenza a causa della
corsa troppo corta del motore, invece di risolvere il
problema alla radice con un nuovo progetto. Adesso che l’ho
provata, devo dire che non è affatto così: come la Suzuki,
che unica fra i costruttori giapponesi insiste a proporre la
GSX-R 750 come compromesso ideale fra la potenza
della 1000 e l’agilità della 600, la Daytona 650 oggi si
colloca nello stesso scenario con il suo duplice
carattere.
Daytona
650,
cupolino

La strategia della Triumph è di ragionare con la propria
testa, come dimostrano la gamma Bonneville da un lato, e
la Rocket III dall’altro. Seguire questa strategia in quei
segmenti di mercato in cui si confronta direttamente
coi prodotti giapponesi permetterà ai modelli della Casa
inglese di distinguersi, esattamente come oggi si
distingue la Daytona 650.
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