Anteprima della Triumph Rocket III, la mega-moto 2300cc.
Triumph Rocket III: l’incredibile Hulk
|
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
|
Home Page I Negozio I Prove su strada I Forum I Specials I Sezione Video I Triumphisti I E-mail |
|
Il suo tre cilindri da 2300 cc è il più grosso motore motociclistico del mondo. Un bestione inguidabile? Tutt’altro. Secondo Cathcart è qualcosa di assolutamente inedito, fra una cruiser e una Superbike. E di eccezionalmente gustoso
|
|||
|
La provocazione lanciata dalla Triumph, presentando al Salone di Milano dello scorso settembre la moto di serie di più elevata cilindrata e mettendola ora in produzione, è stata una mossa coraggiosa che non mancherà di dare i suoi frutti.
La produzione del primo anno: 4000 moto, è già stata in gran parte prenotata da clienti di tutto il mondo che hanno versato un consistente acconto per assicurarsi il privilegio di guidare per primi la Rocket III prima ancora di averla potuta toccare con mano. Stiano tranquilli: ne è valsa la pena! Dopo averla provata per un giorno posso onestamente affermare che la Rocket III è davvero quella moto desiderabile, esclusiva e unica che loro si aspettano che sia. E il mercato già ne conferma il successo non solo in America, ma in tutto il mondo.
|
|||
|
|
|||
|
|
|||
|
Come a suo tempo successe per la MV Agusta F4 Serie Oro, sta già crescendo il mercato nero sulle prenotazioni della nuova Triumph, ma questa è solo la progenitrice di una famiglia di Rocket III, che si allargherà a una versione turistica e ad una “street dragster”. Il modello del debutto costerà in Italia 17.990 €, IVA compresa e sarà disponibile dalla fine di giugno. |
|||
|
Da 0 a 160
km/h batte la R1!
|
|||
|
Aver guidato la Rocket III per circa 300 km
sulle strade di montagna e sulle autostrade della California, in
occasione del lancio mondiale che la Triumph ha indetto nei pressi di
San Francisco, mi ha convinto che questa moto è tutt’altro che lo
spaventoso mostro che puo essere domato solo con grande abilità e
coraggio, come le caratteristiche tecniche e l’aspetto vorrebbero far
credere. Al contrario, come il personaggio Hulk, la sua versione
a due ruote dimostra di essere altrettanto bonacciona, disposta a
destreggiarsi nel traffico cittadino, come nelle code, fin quando
non vi viene la voglia di spalancare il gas provocando la mutazione
genetica che la trasforma in un oggetto potentissimo, in un
autentico missile a due ruote.
|
|||
|
|
Questa specie di Incredibile Hulk in veste di
motocicletta accelera come un’Hayabusa, passando da 0 a 50 km/h
in 1”; tocca i 100 km/h partendo da ferma in 2”8, due volte più veloce
della Honda VTX 1800; ha più coppia in basso di quanta ne abbia una
Kawasaki ZX-10R al suo regime di coppia massima di 9500 giri ed è
capace di lasciarsi dietro una R1 da 0 a 160 km/h, visto che compie
questa performance in appena 7”2. È una moto che indubbiamente si fa guardare e che possiede quella capacità di forte impatto che la rende affascinante in vetrina agli occhi degli amanti del genere custom. Ma a differenza di tante altre custom, che vantano molto fumo ma pochissimo arrosto, la Rocket III è in grado di sviluppare prestazioni semplicemente grandiose indipendentemente dalla marcia inserita e dal regime di rotazione del suo motore bialbero a tre cilindri in linea. |
||
|
|
|||
|
Quell’enorme gomma posteriore 240/50-16”
non è lì per bellezza; la grossa Metzeler ha dimostrato infatti durante
il test di essere un ingrediente fondamentale per poter gestire i 140
CV che la Rocket III è in grado di erogare con quel suo motore la
cui cilindrata unitaria è pari a quella di un monocilindrico Suzuki
DR800.
Un bolide che si lascia domare |
|||
![]() |
Nonostante la sua imponenza, la Rocket III
accoglie assai bene a bordo anche piloti di bassa statura, grazie
al manubrio che si proietta all’indietro e alla sella posta ad appena 74
cm da terra. Le pedane sono disposte classicamente in avanti,
secondo le aspettative dei cultori americani delle cruiser, ma la
Triumph ha preparato anche un set di pedane più arretrate per
assecondare i gusti dei motociclisti europei. La sella del passeggero è staccabile senza che rimanga traccia dei suoi punti di fissaggio, ulteriore esempio della cura che lo stilista John Mockett ha riservato ai dettagli disegnando la moto. |
||
|
Premendo il pulsante di avviamento, il motore prende vita con un fruscio di ingranaggi, un battito di valvole e di pompe, nonché un cupo e personalissimo borbottio proveniente dai tre tubi di scarico, avvisaglia dell’enorme forza che può sprigionarsi. Ma appena si lascia la leva della frizione si constata che la Rocket III può avviarsi in tutta tranquillità e progredire con piacevole progressione nel susseguirsi delle marce. Anche le inversioni a U sono relativamente facili, grazie alla sincera e dolce risposta dell’acceleratore, all’azione morbida e ben controllabile della frizione, a dispetto della massa di cavalli e di coppia da gestire, e all’equilibratissima impostazione generale della Rocket III, nonostante l’imponente aspetto.
|
|||
![]() |
Il peso del grosso tre cilindri è distribuito molto in basso, grazie alla scelta del carter secco, e ciò è evidenziato dalla sorprendente facilità con cui la moto affronta le curve strette e dalla stabilità sull’asfalto sconnesso nelle curve ad ampio raggio, quando l’elegante forcella e il doppio ammortizzatore posteriore compiono con apparente leggerezza il loro lavoro, aiutate dai 320 kg di peso (a secco) della moto. | ||
|
|
|||
|
Basterebbero due marce |
|||
|
Motore: cilindrata e coppia da record |
|||
|
Dati tecnici |
|||
|
Prove Rockett III: Rocket III, prova completa Rocket III, anteprima Rocket III, presentazione
|
|||
|
|
|||