Comprativa Triumph Speed Triple - Moto Morini Corsaro:
Moto Morini Corsaro, un anno dopo. In realtà è passato
meno, e la cosa rende il tutto ancora più
impressionante. Forse l’avevate capito già ai tempi
della presentazione della scorsa estate, ma la Corsaro
ci è piaciuta molto fin dal primo contatto. Allora era
una moto sicuramente un po’ acerba, con qualche
imperfezione di gioventù, come del resto ci avevano
onestamente preannunciato i tecnici Morini prima di
consegnarci i primi esemplari del parco stampa. La
sostanza, però, c’era, ed era comunque incredibile che
una moto nata in tempi tanto stretti fosse già così a
punto.
A distanza di qualche mese abbiamo potuto constatare che
le rassicurazioni dei tecnici non erano vuote
dichiarazioni di facciata, che invece la Corsaro si è
rapidamente liberata da quei pochi difettucci rilevati
alla presentazione ed è diventata decisamente più
efficace e matura. Merito di un costante e serrato
lavoro effettuato dai suoi “genitori” che non si sono
mai fermati, lavorando di lima e cesello per smussare
tutti gli spigoli indesiderati della più giovane delle
due naked bolognesi.
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L’occasione di portare la Corsaro in pista a Le
Luc, tortuoso tracciato in Costa Azzurra, era
troppo ghiotta per farsela sfuggire. Già che
c’eravamo, abbiamo pensato di eliminare ogni
possibile dubbio residuo, portandoci dietro
quella che secondo noi è la rivale elettiva
della Morini: la Triumph Speed Triple.
Stessi canoni estetici, cilindrata “oversize”
per entrambe e tanto carisma anticonformista sia
per la bolognese che per l’inglesina. Due
caratteri, abbiamo scoperto, diversissimi e ben
marcati, tanto da essere quasi complementari. Ve
lo diciamo subito: non esiste una vincitrice in
senso assoluto, anche perché questa non vuole
essere una vera e propria comparativa – e non
potrebbe esserlo, perché non sarebbe giusto
confrontare una moto messaci a disposizione da
una casa con una appartenente ad un privato come
in questo caso.
Ma c’è sicuramente quella che fra le due si
adatta meglio ai vostri gusti personali, sia in
termini estetici che – soprattutto – dal punto
di vista della guida, e speriamo con questo
nostro test di aiutarvi a trovarla. |
Per sgombrare
completamente il campo da incertezze, abbiamo pensato di
coinvolgere un ex pilota, con un passato nelle gare
nazionali, qualche puntata nel mondiale e un polso destro
ancora molto sciolto, per darci una mano a capire se, con in
sella qualcuno in grado di tirarle veramente il collo, la
Corsaro prestasse il fianco a qualche critica. Il pilota in
questione si chiama Renzo Olivieri, ed è il proprietario
della Triumph che abbiamo usato come “pietra di paragone”.
Non provenendo dalla casa madre, con le garanzie che ne
conseguono, le critiche che eventualmente le rivolgeremo non
saranno da considerare relative a tutti gli esemplari, ma il
nostro obiettivo – appunto – non era giudicare la Triple,
bensì usarla come riferimento per valutare la Corsaro, e in
quest’ottica va preso il coinvolgimento della Triumph. Basta
con le chiacchiere, si procede…
Foto Moto
Morini Corsaro

Ci vuole uno
sguardo molto attento ed allenato per notare i dettagli
variati sulla Corsaro dalla prima presentazione, e spesso
non è comunque sufficiente. Ma dietro una linea rimasta
invariata, la sostanza si è affinata davvero tanto. Vi
rimandiamo all’articolo della presentazione per l’analisi
tecnica della moto, però: in questo test ci interessa la
pratica.
Basta sfiorare il pulsante d’avviamento – servoassistito –
per notare le differenze con la moto di preserie: anche con
il freddo bastano pochi secondi per sentir borbottare il
bicilindrico bolognese su un minimo deciso e regolare. Una
volta caldo (a freddo, come tutti i motori Euro 3, trapela
qualche incertezza se non si usa un polso deciso
sull’acceleratore) il motore si rivela fluido ma corposo.
Manca un po’ di quella prepotenza ai bassi regimi che
avevamo riscontrato ai tempi della presentazione, ma non è
affatto un male: così l’erogazione è più gestibile e
sfruttabile. E la tendenza a “sollevare la testa” con una
semplice rotazione dell’acceleratore non è cambiata, si è
solo spostata un filo più avanti nell’arco di erogazione.
Arco davvero estesissimo: dai 4000 in su la spinta è
regolare e corposa, con una cattiveria agli alti regimi che
le permette di andare ad infastidire diverse “carenate”
negli allunghi. Vi possiamo dire che sul corto rettilineo di
Le Luc, grazie al sistema X-Crono-T, abbiamo potuto rilevare
una velocità di punta di 191km/h, la stessa fatta registrare
la settimana prima da una blasonatissima bicilindrica
carenata…
Foto
Triumph Speed Triple

Il motore
della Triple è sensibilmente diverso. Più raffinato ed
“educato”, come del resto si confà perfettamente ad un lord
inglese, è decisamente più fluido e meno grintoso.
L’erogazione è regolarissima ma senza la “schiena” del
bicilindrico italiano, cosa che da un lato la rende più
sfruttabile in percorrenza e all’uscita delle lunghe curve
in appoggio, ma la vede un po’ in affanno nel tenere il
passo della rivale sugli allunghi e nelle accelerazioni dai
rapporti più bassi. La strumentazione GPS ha confermato
l’impressione “viscerale”, con una differenza di circa 5km/h
nella velocità di punta sul corto rettilineo francese fra le
due rivali. Attenzione, però: la situazione potrebbe
ribaltarsi su distanze più lunghe, grazie ad una
probabilmente migliore penetrazione aerodinamica della
Triumph, che pone il pilota in una posizione più raccolta e
bassa.
Il motore non è tutto, e anche nel caso delle due
ciclistiche le differenze non potrebbero essere più marcate.
La Morini è alta e “crossistica” (molto più bassa e distesa
la Triumph) e, una volta in marcia, mette subito in chiaro
come ami essere condotta lavorando di muscoli. Non è
agilissima, l’italiana: ci vuole un bel lavoro di gambe per
inserirla rapidamente in curva. Farle cambiare direzione
nelle esse, soprattutto se medio-veloci, richiede grinta e
decisione. La fatica, però, viene ampiamente ripagata con un
rigore direzionale e una confidenza a centro curva di
primissimo ordine, che permette di “tirare” pieghe da
supersportiva anche grazie ad una luce a terra davvero
notevole per la categoria. La stabilità paga anche sul
veloce, dove la Corsaro si inserisce e tiene la traiettoria
anche nei curvoni da terza/quarta con una sicurezza
impressionante. Il tutto, però, a patto di evitare di
appendersi allo sterzo, pena una certa tendenza ad allargare
le traiettorie in uscita.

In staccata
confermiamo – e rinforziamo – le lodi in cui ci eravamo
sperticati alla presentazione: l’impianto frenante senza
pompe o pinze radiali non sarà “a la page” come qualche
rivale, ma non va mai in crisi né sotto il profilo della
modulabilità né sotto quello della tenuta allo sforzo. La
potenza è sempre elevatissima, e grazie all’ottima taratura
del sistema antisaltellamento permette di esibirsi in
decelerazioni mozzafiato per tutta la giornata.
Merito delle quote di sterzo e di un interasse “importante”,
senza sottovalutare una taratura di serie delle sospensioni
davvero azzeccata. Anche con il freddo di questo inizio
Febbraio (la temperatura non ha mai passato i 10° in tutta
la giornata) non c’è stato il minimo accenno di perdita
d’aderenza a meno di non andarla a cercare forzando
all’uscita dei tornanti. E ci mancherebbe altro, con 140
cavalli…
Il confronto con la Triumph fa emergere anche qui differenze
radicali. Dove la bolognese è stabile e rassicurante, l’inglesina
è agile e nervosa: più efficace nei cambi di direzione e
strabiliante negli ingressi in curva, paga però qualcosa in
termini di confidenza in uscita e sul veloce, dove lo sterzo
si fa leggero fra le mani e richiede una certa fiducia in
gomme e ciclistica. Niente di davvero preoccupante, ma
sicuramente la confidenza cala rispetto alla Corsaro. In
frenata invece la situazione è diversa: il comportamento
rilevato su strada, dove la potenza frenante cresce
bruscamente in maniera non proporzionale alla trazione sulla
leva, si manifesta solo per il primo paio di giri. A freni
caldi l’azione si fa decisamente più omogenea, con una
potenza che resta sempre elevatissima anche se la corsa
della leva si allunga decisamente (un palliativo consiste
nell’allontanare le pastiglie dal disco con una pinza quando
ci si ferma…) e il comando si fa un po’ “spugnoso” perdendo
in modulabilità.
Quando
Edoardo - tramite Motocorse - mi ha invitato a provare la
nuova Morini Corsaro, ho accettato con un certo entusiasmo,
condito dalla curiosità di provare l’ennesimo, potentissimo,
bicilindrico italiano. L’occasione, inoltre, è stata resa
ancor più interessante dalla possibilità di effettuare un
confronto diretto con la moto che, probabilmente,
rappresenta la sua più diretta concorrente, ovvero la
Triumph Speed Triple.

Faccio i
primi giri con la Triumph, che conferma immediatamente la
presenza dell’ormai annoso e fastidioso problema della
modulabilità della frenata, incredibilmente non riconosciuto
dalla casa inglese nonostante le numerose segnalazioni da
parte degli utenti. La Triumph gode però di una
maneggevolezza davvero eccellente: l’inserimento in curva e
i cambi di direzione rappresentano il vero punto di forza
dell’ottima tricilindrica inglese. La pista di Le Luc non
presenta tratti particolarmente veloci, di conseguenza non
ho potuto verificare se l’estrema agilità della Triple causi
poi problemi di stabilità nei curvoni oltre i 200km/h.
Il motore, molto lineare e senza brusche variazioni nella
curva di erogazione, si rivela equilibratissimo per la guida
su strada ma manca un po’ di “cattiveria” nell’uso in pista.
“Se vuoi cattiveria, provati questa” mi dice Edoardo. Non mi
faccio pregare e salgo sulla Corsaro. L’impostazione in
sella è molto simile a quella della Triple, anche se un po’
meno caricata in avanti. Le pedane sono leggermente più alte
ma io, lungo un metro e 84, mi ci trovo bene subito. Noto
subito la ruvidità del bicilindrico, ed impiego un paio di
giri ad abituarmi al “muscoloso” freno motore della Morini.
Anche nella fase di riapertura gas fuori dalle curve
preferisco prendermi qualche giro di assestamento: il motore
della Corsaro e’ molto pronto e reattivo quando si decide di
forzare.

Molto solida
e stabile, la Morini necessita di una guida più fisica
nell’ingresso in curva. La piacevole sensazione di sicurezza
data dall’avantreno, solidamente attaccato al terreno, si
paga con un po’ di maneggevolezza in meno rispetto alla
Triumph, ma poi nell’unica curva veloce della pista e,
soprattutto, in frenata, la Corsaro ripaga ampiamente il
pilota dello sforzo profuso. Sul veloce si guida su un
binario: nonostante sia una naked, e il busto faccia quindi
decisamente da “vela”, l’avantreno non dà mai la sensazione
di alleggerirsi. Mi rendo conto, prendendo come riferimento
la Corsaro nell’unico curvone veloce del tracciato, che
l’avantreno della Triple potrebbe essere più rassicurante.
Ma le cose più entusiasmanti di questa moto, come
anticipato, sono il motore e la qualità della frenata.
Quest’ultima è eccellente: nella “staccatona” la Morini,
solida e stabile, richiede pochissimo sforzo alla leva – il
confronto con la Triumph e’ impietoso.
Anche il motore svetta rispetto al tricilindrico inglese. La
spinta in uscita di curva è buona come peraltro per la
Triple, ma la progressione sopra i 5000 giri è strepitosa:
da 5000 ai 9000 la Corsarona spinge fortissimo con
pochissime vibrazioni per un bicilindrico.
Difficile dire quale di queste due – ottime moto stradali –
sia migliore per un utilizzo in pista. Mi sono entusiasmato
per l’incredibile agilità della Triple, per il suo
propulsore molto sfruttabile e per la globale facilità
d’utilizzo. Frenata a parte, la Triumph e’ davvero alla
portata di tutti, anche per chi in pista ci va per la prima
volta. La Corsaro non è però da meno. La guida richiede un
po’ più d’impegno fisico, ma una volta decifrata e’ davvero
gratificante.
CONCLUSIONI
Due o tre
cilindri? Inglese oppure italiana? Difficile da dire. In
realtà il punto è che non è il caso di eleggere una vera
vincitrice, ma solo di constatare che sono due moto dal
comportamento decisamente diverso e personale, con
caratteristiche che possono meglio soddisfare l’uno o
l’altro pilota.
Cercate una moto dolcissima, agile, raffinata, poco
impegnativa – in una parola, fluida? Andate sulla Triple e
difficilmente resterete delusi. Preferite invece un mezzo
più grintoso, stabile, viscerale e “dotato” quanto a motore?
L’Italiana è quella che fa per voi. Insomma, non esiste una
vera e propria vincitrice, anche se probabilmente, delle
due, è la Corsaro quella che globalmente se la cava meglio
fra i cordoli.
Quello che è davvero interessante è che Morini, in tempi
ridottissimi, è riuscita a sfornare un mezzo all’altezza
della migliore concorrenza, e ne ha risolto i piccoli
difetti di gioventù in tempistiche ancora più ridotte. E
scusate se è poco…
Foto: Servizio in circuito Le Luc
Si ringrazia Prexport per l'abbigliamento.
SCHEDA TECNICA
|
Caratteristiche |
Moto
Morini Corsaro |
Triumph
Speed Triple |
|
Tipo motore |
Bicilindrico quattro
tempi a V di 87°, raffreddato a liquido, quattro
valvole per cilindro. |
Tricilindrico in
linea raffreddato a liquido, quattro valvole per
cilindro |
|
Alesaggio e corsa |
107 x 66 mm |
79 x 71,4 mm. |
|
Cilindrata totale |
1187 cc |
1050 cc |
|
Rapp. di compr. |
11,8 : 1 |
12:1 |
|
Potenza max |
140 cv (103kW) a
8500 giri/minuto (all’albero) |
128 Cv. a 9.100 giri |
|
Coppia max |
123 Nm (12,5 Kgm) a
6500 giri/minuto |
105 Nm. a 5.100 giri |
|
Alimentazione |
Iniezione
elettronica Magneti Marelli, corpi farfallati da
54mm. |
Iniezione
elettronica sequenziale Multipoint |
|
Accensione |
Elettronica digitale |
Elettronica digitale |
|
Avviamento |
Elettrico
servoassistito |
Elettrico |
|
Cambio |
6 rapporti |
6 rapporti |
|
Frizione |
Dischi multipli in
bagno d’olio con dispositivo antisaltellamento,
comando idraulico |
Multidisco in bagno
d’olio. |
|
Trasm. primaria |
Ad ingranaggi, denti
dritti, rapporto 55:31 |
Ingranaggi |
|
Trasm. secondaria |
A catena, rapporto
17/40 |
Catena |
|
Telaio |
Traliccio di tubi
con diametro variabile in acciaio ALS450 |
Tubolare perimetrale
in lega d’alluminio, forcellone monobraccio in
alluminio |
|
Sosp. anteriore |
Forcella rovesciata
Marzocchi Magnum con steli da 50mm,
completamente regolabile. |
Forcella da 45 mm. a
steli rovesciati con molle progressive
regolabili nel precarico, freno di ritorno e
compressione |
|
Sosp. posteriore |
Progressiva con
monoammortizzatore Sachs completamente
regolabile. |
Monoshock con
regolazione freno di compressione, freno di
ritorno e precarico molla |
|
Freno Anteriore |
Doppio disco da 320
mm, pinze a 4 pistoncini |
Doppio disco
flottante da 320 mm. con pinze radiali a 4
pistoncini |
|
Freno Posteriore |
Disco da 220 mm |
disco singolo da 220
mm. con pinza a 2 pistoncini |
|
Pneumatici |
Ant.: 120/70 ZR 17
post.: 180/55 ZR 17 |
Ant: 120/70 ZR17,
post 180/55 ZR17 |
|
Interasse |
1440 mm |
1.429 mm. |
|
Avancorsa |
103 mm |
84 mm. |
|
Angolo di sterzo |
24,5° |
23.5º |
|
Peso a semi-secco |
198 kg (in ordine di
marcia, con tutti i liquidi senza benzina) |
189 kg. |
|
Serbatoio |
Capacità 18 litri |
18 litri |
|
Prezzo |
11.950 € F.C. |
11.500 € F.C. |
|