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Ed in
effetti il suo “sguardo” insolente calamita l’attenzione dei passanti, il
doppio faro cromato sovrastato dalla massiccia e affascinante
strumentazione analogica dona alla Triumph Speed Triple un vago aspetto retrò
estremamente appariscente.
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Ma per rimanere veramente stregati dalla Speed
bisogna guidarla, bisogna raccogliere la sfida
che sembra lanciare ogni volta che si incrocia
il suo sguardo da impunita.
Il manubrio larghissimo, le pedane basse e un
po’ arretrate, l’indefinibile gorgoglìo del tre
cilindri, il bellissimo forcellone monobraccio… tutto lascia presagire
un’esperienza di guida quantomeno fuori dal comune.
Il nostro approccio con la Speed Triple è stato, se possibile, ancor più attento
del solito. Le sensazioni che raccoglieremo dalle prove su strada, in
pista e sul banco saranno lo spunto per decidere dove e come intervenire
per rendere ancora più appagante la guida della nostra Triumph.
Una
Special infatti, non nasce solo dalla voglia di rendere unica ed esclusiva
la propria cavalcatura, ma anche ed innanzitutto per accrescerne le doti
dinamiche ed adattarne le caratteristiche al proprio stile di guida.
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Ad
ogni curva, frenata o accelerazione i nostri sensi erano pronti a cogliere
l’errore, la sbavatura o l’imprecisione.
La caratteristica che più impressiona della Speed Triple, non appena si percorrono i primi
metri, è l’insospettabile maneggevolezza e facilità nei cambi di direzione
a bassa andatura. Non sembra affatto di essere in sella ad una moto che in
configurazione standard sfonda il muro dei 210Kg. Complice decisivo di
questo risultato è il motore che spinge regolare e progressivo.
L’elasticità garantita dalla generosa coppia consente di muoversi con
scioltezza nel traffico cittadino senza dover ricorrere continuamente
all’uso del cambio. L’unico appunto che si può muovere all’unità
propulsiva è una certa pigrizia nei giri immediatamente superiori al
regime minimo. Nella prova di ripresa effettuata nel rapporto più lungo
questa inerzia diventa molto sensibile e il contrasto con la entusiasmante
progressione che esplode dai 3500 giri diviene ancora più stridente.

Il vero habitat naturale di questa maxi-naked sono sicuramente i percorsi
extra urbani ricchi di curve ma veloci. In queste condizioni chi sta in
sella può godere della grande solidità dell’avantreno, della esuberante
potenza dell’impianto frenante e dalla notevole trazione garantita dal
pneumatico posteriore da 190. Il manubrio largo facilita il controllo
nelle staccate più decise e nelle derapate che il vigore del motore
provoca in uscita dalle curve dal fondo irregolare.

Il limite principale è costituito dalla posizione del baricentro piuttosto
alta, che nei repentini cambi d’inclinazione mette in risalto il peso
elevato della moto. Ed in effetti è solo in questo caso che si perde la
sensazione di grande maneggevolezza che contraddistingue in ogni
situazione l’irriverente inglesona. Dove invece non vi consigliamo di
andare sfogarvi con la vostra Triumph Speed Triple è in autostrada. Lo scontro interiore
che si scatenerà dentro di voi vi porterà dallo psicologo… o all’ospedale.
Il vostro istinto vi chiederà con insistenza di aprire tutta la manetta,
di lasciare libera la belva a tre cilindri… ma superati i duecento, il
vostro cervello vi dirà che non potete rimanere aggrappati al manubrio
ancora a lungo.
Allora invocherete l’aiuto protettivo degli specchietti,
della strumentazione, della vaschetta del liquido dei freni… ma il casco
rimarrà sempre violentemente schiacciato sul vostro mento. Allora
rallenterete e dopo un minuto ricomincerete da capo. Più è lungo il
viaggio, maggiore sarà lo stress, sia fisico che psicologico. C’è tuttavia
da sottolineare che la Triumph alle alte velocità mantiene un ottimo
comportamento. L’anteriore si mantiene stabile e preciso e i lunghi curvoni in appoggio non creano la minima apprensione. La posizione di
guida, a patto di procedere a velocità oneste, risulta comoda, le
vibrazioni sono ridotte e il comfort di marcia viene disturbato solo dalla
risposta molto secca delle sospensioni alle sconnessioni trasversali.
In pista

Come al solito, per delle prove comparative così delicate, ci affidiamo
all’esperienza di un vero pilota. Vogliamo infatti cercare di mettere alla
luce ogni sfumatura di comportamento per poter avere una base di giudizio
più ampia possibile. Il compito di Max Gervasio, non sarà solo quello di
renderci conto del comportamento al limite della moto, ma anche quello di
fornirci nuove indicazioni per completare al meglio la nostra Special.
Non vi nascondiamo che eravamo piuttosto incuriositi in attesa di vedere
come se la sarebbe cavata la “panterona” rosa tra i cordoli. Dotata di
artigli nuovi nuovi (Metzeler Rennsport) ci ha subito stupito per i
notevoli angoli di piega che riesce a raggiungere.
Chi ne fa le spese sono ovviamente le pedane che vengono inesorabilmente
consumate sull’asfalto. Ricordiamoci che la Triumph Speed Triple ha una stretta
parentela con la sportiva Daytona con cui condivide anche lo splendido
telaio a doppia traccia in tubi d’alluminio. Non dobbiamo quindi stupirci
se in alcune situazioni si rivela molto valida, anche nell’uso in pista. I
tempi che abbiamo spuntato sono di tutto rispetto per una naked da oltre
200kg che non è certo pensata per essere maltrattata da un “pazzo” in tuta
e “saponette”.
L’elemento più caratterizzante che influisce sullo stile di guida è
senz’altro il manubrio alto e largo. Se da una parte regala un grande
controllo nei transitori, soprattutto quando le coperture perdono
aderenza, dall’altra concede meno feeling in percorrenza di curva.
L’anteriore della Speed Triple è più scarico e non lo si sente tra le mani. Ma il vero limite
di questa posizione si trova nelle staccate: le forti decelerazioni in
inserimento tendono ad “aprire” i polsi, soprattutto quello interno alla
curva, affaticando notevolmente gli avambracci giro dopo giro. Ovviamente
anche in pista si percepisce l’assenza di una qualsiasi protezione
aerodinamica e, sui rettifili, si è costretti ad appendersi al manubrio
assumendo una posizione del tutto innaturale. Ottimo il comando della
frizione, progressivo e modulabile, un po’ meno quello del cambio, che
presenta qualche indurimento nel passaggio ai rapporti superiori.
Il fiore all’occhiello della Speed Triple è sicuramente l’impianto frenante.
Molto potente e tenace, non accusa la fatica dell’utilizzo in pista e
rimane sempre pronto ed efficace. Il comando è pastoso e modulabile anche
grazie all’adozione di tubazioni in treccia metallica. La generosa coppia
di dischi anteriori da 320mm consente decelerazioni considerevoli e spazi
d’arresto contenuti. Peccato veniale, un piccolo gioco della leva nella
prima parte della corsa. Quello che proprio non funziona nell’utilizzo in
pista è il comparto ciclistico, messo severamente in crisi dal generoso
propulsore e dalla massa notevole. L’assetto è sempre molto instabile e
andare forte è lavoro da esperti. I trasferimenti di carico in frenata e
in accelerazione sono eccessivi, e anche intervenendo sulle regolazioni
non si riesce a migliorare di molto le cose.

La sospensione posteriore
in accelerazione subisce un forte schiacciamento e l’uscita dalle svolte
più guidate è accompagnata da sbacchettamenti che si smorzano dopo molti
metri. Nei rapidi cambi di direzione accompagnati dall’apri-chiudi del gas
la scarsa progressività della forcella anteriore tende a chiudere
l’anteriore e a far cadere la moto all’interno. Il quadro potrebbe
sembrare più tragico di quello che è in realtà. In effetti adottando uno
stile di guida meno aggressivo e assecondando le reazioni del telaio si
riescono ad ottenere buoni risultati senza troppi patemi. In questo caso
il motore può fare il bello e il cattivo tempo, e, sfruttando la sua
dolcezza di erogazione, si riesce a non mettere in crisi la moto nei
transitori.
Lo stesso non può dirsi per le pieghe veloci, dove la moto
deve correre rotonda e pulita. La Triumph Speed Triple ha qualche difficoltà a trovare un
solido appoggio, spesso sottosterza e costringe al ricorso del freno
posteriore per recuperare la linea ideale. Inoltre il retrotreno è poco
comunicativo, non si ha la perfetta percezione dello scivolamento del
pneumatico posteriore e questo costringe a “girare” solo sull’anteriore.
Nonostante tutto la moto si muove bene tra i cordoli, affatica molto il
pilota nella guida al limite ma lascia intravedere ottime potenzialità di
sviluppo…
Scheda tecnica:
Triumph Speed
Triple 955i mod. 2001
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Motore |
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Tipo |
3 cilindri in linea
frontemarcia, 4 tempi, raffreddato a liquido |
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Cilindrata |
955 cc |
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Alesaggio per corsa |
79 x 65 mm |
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Rapporto di compressione |
11,0:1 |
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Potenza massima |
80,8 kW – 110 cv a 9.200
g/min |
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Coppia max |
97 Nm – 9,8 kgm a 5.800 g/min |
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Alimentazione |
Iniezione elettronica,
corpi farfallati da 46 mm |
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Lubrificazione |
Carter umido con radiatore
dell’olio |
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Trasmissione |
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Cambio |
6 rapporti |
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Trasmissione finale |
Catena (43/18)
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Frizione |
A dischi multipli in bagno
d’olio con comando a cavo |
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Veicolo |
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Telaio |
In tubi ovali in alluminio |
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Interasse |
1.429 mm |
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Inclinazione cannotto
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23,5° |
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Avancorsa |
86 mm |
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Sospensione anteriore |
Forcella tradizionale con
steli da 45 mm |
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Sospensione posteriore |
Forcellone oscillante
monobraccio e monoammortizzatore idraulico regolabile |
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Freno anteriore |
2 dischi flottanti da 320
mm |
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Freno posteriore |
Disco da 220 mm |
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Ruota anteriore |
3,50 x 17” 120/70-17 |
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Ruota posteriore |
6.00 x 17” 190/50-17 |
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Capacità serbatoio |
21 litri |
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Peso a secco |
189 kg |
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