Triumph Speed Triple 1999-2001, prova su strada
Triumph
Speed Triple

Prova su strada della Triumph Speed Triple del 1999-2001

Triumph Speed Triple 1999-2001

Il mito a Tre Cilindri marchiato Triumph, per molti la Vera Speed Triple..

 

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La Triumph Speed Triple è senz’altro, nel panorama motociclistico attuale, una delle moto dalla personalità più spiccata, sia in termini di immagine sia in termini di guida. La sua sfacciata esuberanza nel comparto estetico fa spesso dimenticare la sua valida impostazione tecnica e le notevoli performance di cui è capace la tricilindrica britannica. Il suo ruolo nei discorsi degli appassionati è quello della moto per gli esibizionisti che vogliono sfilare la sera al centro e che la domenica mattina dormono….

 

News: Nuova Triumph speed Triple 2005!!!

speed triple frontale tre quarti

 

Ed in effetti il suo “sguardo” insolente calamita l’attenzione dei passanti, il doppio faro cromato sovrastato dalla massiccia e affascinante strumentazione analogica dona alla Triumph Speed Triple un vago aspetto retrò estremamente appariscente.

 

Ma per rimanere veramente stregati dalla Speed bisogna guidarla, bisogna raccogliere la sfida che sembra lanciare ogni volta che si incrocia il suo sguardo da impunita.

Il manubrio larghissimo, le pedane basse e un po’ arretrate, l’indefinibile gorgoglìo del tre cilindri, il bellissimo forcellone monobraccio… tutto lascia presagire un’esperienza di guida quantomeno fuori dal comune.

Il nostro approccio con la Speed Triple è stato, se possibile, ancor più attento del solito. Le sensazioni che raccoglieremo dalle prove su strada, in pista e sul banco saranno lo spunto per decidere dove e come intervenire per rendere ancora più appagante la guida della nostra Triumph.

Una Special infatti, non nasce solo dalla voglia di rendere unica ed esclusiva la propria cavalcatura, ma anche ed innanzitutto per accrescerne le doti dinamiche ed adattarne le caratteristiche al proprio stile di guida.

 

Ad ogni curva, frenata o accelerazione i nostri sensi erano pronti a cogliere l’errore, la sbavatura o l’imprecisione.

La caratteristica che più impressiona della Speed Triple, non appena si percorrono i primi metri, è l’insospettabile maneggevolezza e facilità nei cambi di direzione a bassa andatura. Non sembra affatto di essere in sella ad una moto che in configurazione standard sfonda il muro dei 210Kg. Complice decisivo di questo risultato è il motore che spinge regolare e progressivo.

 L’elasticità garantita dalla generosa coppia consente di muoversi con scioltezza nel traffico cittadino senza dover ricorrere continuamente all’uso del cambio. L’unico appunto che si può muovere all’unità propulsiva è una certa pigrizia nei giri immediatamente superiori al regime minimo. Nella prova di ripresa effettuata nel rapporto più lungo questa inerzia diventa molto sensibile e il contrasto con la entusiasmante progressione che esplode dai 3500 giri diviene ancora più stridente.

la speed Triple vista da di fianco


Il vero habitat naturale di questa maxi-naked sono sicuramente i percorsi extra urbani ricchi di curve ma veloci. In queste condizioni chi sta in sella può godere della grande solidità dell’avantreno, della esuberante potenza dell’impianto frenante e dalla notevole trazione garantita dal pneumatico posteriore da 190. Il manubrio largo facilita il controllo nelle staccate più decise e nelle derapate che il vigore del motore provoca in uscita dalle curve dal fondo irregolare.

tre quarti posteriore della Triumph Speed Triple


Il limite principale è costituito dalla posizione del baricentro piuttosto alta, che nei repentini cambi d’inclinazione mette in risalto il peso elevato della moto. Ed in effetti è solo in questo caso che si perde la sensazione di grande maneggevolezza che contraddistingue in ogni situazione l’irriverente inglesona. Dove invece non vi consigliamo di andare sfogarvi con la vostra Triumph Speed Triple è in autostrada. Lo scontro interiore che si scatenerà dentro di voi vi porterà dallo psicologo… o all’ospedale. Il vostro istinto vi chiederà con insistenza di aprire tutta la manetta, di lasciare libera la belva a tre cilindri… ma superati i duecento, il vostro cervello vi dirà che non potete rimanere aggrappati al manubrio ancora a lungo.

Allora invocherete l’aiuto protettivo degli specchietti, della strumentazione, della vaschetta del liquido dei freni… ma il casco rimarrà sempre violentemente schiacciato sul vostro mento. Allora rallenterete e dopo un minuto ricomincerete da capo. Più è lungo il viaggio, maggiore sarà lo stress, sia fisico che psicologico. C’è tuttavia da sottolineare che la Triumph alle alte velocità mantiene un ottimo comportamento. L’anteriore si mantiene stabile e preciso e i lunghi curvoni in appoggio non creano la minima apprensione. La posizione di guida, a patto di procedere a velocità oneste, risulta comoda, le vibrazioni sono ridotte e il comfort di marcia viene disturbato solo dalla risposta molto secca delle sospensioni alle sconnessioni trasversali.



In pista

Triumph Speed Triple in piega


Come al solito, per delle prove comparative così delicate, ci affidiamo all’esperienza di un vero pilota. Vogliamo infatti cercare di mettere alla luce ogni sfumatura di comportamento per poter avere una base di giudizio più ampia possibile. Il compito di Max Gervasio, non sarà solo quello di renderci conto del comportamento al limite della moto, ma anche quello di fornirci nuove indicazioni per completare al meglio la nostra Special.
Non vi nascondiamo che eravamo piuttosto incuriositi in attesa di vedere come se la sarebbe cavata la “panterona” rosa tra i cordoli. Dotata di artigli nuovi nuovi (Metzeler Rennsport) ci ha subito stupito per i notevoli angoli di piega che riesce a raggiungere.


Chi ne fa le spese sono ovviamente le pedane che vengono inesorabilmente consumate sull’asfalto. Ricordiamoci che la Triumph Speed Triple ha una stretta parentela con la sportiva Daytona con cui condivide anche lo splendido telaio a doppia traccia in tubi d’alluminio. Non dobbiamo quindi stupirci se in alcune situazioni si rivela molto valida, anche nell’uso in pista. I tempi che abbiamo spuntato sono di tutto rispetto per una naked da oltre 200kg che non è certo pensata per essere maltrattata da un “pazzo” in tuta e “saponette”.
L’elemento più caratterizzante che influisce sullo stile di guida è senz’altro il manubrio alto e largo. Se da una parte regala un grande controllo nei transitori, soprattutto quando le coperture perdono aderenza, dall’altra concede meno feeling in percorrenza di curva.

L’anteriore della Speed Triple è più scarico e non lo si sente tra le mani. Ma il vero limite di questa posizione si trova nelle staccate: le forti decelerazioni in inserimento tendono ad “aprire” i polsi, soprattutto quello interno alla curva, affaticando notevolmente gli avambracci giro dopo giro. Ovviamente anche in pista si percepisce l’assenza di una qualsiasi protezione aerodinamica e, sui rettifili, si è costretti ad appendersi al manubrio assumendo una posizione del tutto innaturale. Ottimo il comando della frizione, progressivo e modulabile, un po’ meno quello del cambio, che presenta qualche indurimento nel passaggio ai rapporti superiori.


Il fiore all’occhiello della Speed Triple è sicuramente l’impianto frenante. Molto potente e tenace, non accusa la fatica dell’utilizzo in pista e rimane sempre pronto ed efficace. Il comando è pastoso e modulabile anche grazie all’adozione di tubazioni in treccia metallica. La generosa coppia di dischi anteriori da 320mm consente decelerazioni considerevoli e spazi d’arresto contenuti. Peccato veniale, un piccolo gioco della leva nella prima parte della corsa. Quello che proprio non funziona nell’utilizzo in pista è il comparto ciclistico, messo severamente in crisi dal generoso propulsore e dalla massa notevole. L’assetto è sempre molto instabile e andare forte è lavoro da esperti. I trasferimenti di carico in frenata e in accelerazione sono eccessivi, e anche intervenendo sulle regolazioni non si riesce a migliorare di molto le cose.

La Speed Triple piega in pista

La sospensione posteriore in accelerazione subisce un forte schiacciamento e l’uscita dalle svolte più guidate è accompagnata da sbacchettamenti che si smorzano dopo molti metri. Nei rapidi cambi di direzione accompagnati dall’apri-chiudi del gas la scarsa progressività della forcella anteriore tende a chiudere l’anteriore e a far cadere la moto all’interno. Il quadro potrebbe sembrare più tragico di quello che è in realtà. In effetti adottando uno stile di guida meno aggressivo e assecondando le reazioni del telaio si riescono ad ottenere buoni risultati senza troppi patemi. In questo caso il motore può fare il bello e il cattivo tempo, e, sfruttando la sua dolcezza di erogazione, si riesce a non mettere in crisi la moto nei transitori.

Lo stesso non può dirsi per le pieghe veloci, dove la moto deve correre rotonda e pulita. La Triumph Speed Triple ha qualche difficoltà a trovare un solido appoggio, spesso sottosterza e costringe al ricorso del freno posteriore per recuperare la linea ideale. Inoltre il retrotreno è poco comunicativo, non si ha la perfetta percezione dello scivolamento del pneumatico posteriore e questo costringe a “girare” solo sull’anteriore. Nonostante tutto la moto si muove bene tra i cordoli, affatica molto il pilota nella guida al limite ma lascia intravedere ottime potenzialità di sviluppo…
 

Scheda tecnica:

 Triumph Speed Triple 955i mod. 2001

 

Motore
Tipo 3 cilindri in linea frontemarcia, 4 tempi, raffreddato a liquido
Cilindrata 955 cc
Alesaggio per corsa 79 x 65 mm
Rapporto di compressione 11,0:1
Potenza massima 80,8 kW – 110 cv a 9.200 g/min
Coppia max 97 Nm – 9,8 kgm a 5.800 g/min
Alimentazione Iniezione elettronica, corpi farfallati da 46 mm
Lubrificazione Carter umido con radiatore dell’olio
Trasmissione
Cambio 6 rapporti
Trasmissione finale Catena (43/18)
Frizione A dischi multipli in bagno d’olio con comando a cavo
Veicolo
Telaio In tubi ovali in alluminio
Interasse 1.429 mm
Inclinazione cannotto 23,5°
Avancorsa 86 mm
Sospensione anteriore Forcella tradizionale con steli da 45 mm
Sospensione posteriore Forcellone oscillante monobraccio e monoammortizzatore idraulico regolabile
Freno anteriore 2 dischi flottanti da 320 mm
Freno posteriore Disco da 220 mm
Ruota anteriore 3,50 x 17” 120/70-17
Ruota posteriore 6.00 x 17” 190/50-17
Capacità serbatoio 21 litri
Peso a secco 189 kg

 

 

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Altre prove della Triumph Speed Triple:

Speed Triple 2005

Speed Triple 2002, prova su strada

Speed Triple S

 

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