Confronto: SV 1000 Vs Speed Triple
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La guerra è guerra, e la naked
sportiva non ama sottrarsi alla pugna. Abbiamo portato in pista la
bicilindrica giapponese per capire se può davvero metter paura all’ambita
café racer di Hinckley.

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C’è un motivo se
porto, aerografato dietro a uno dei miei caschi, un Doraemon, il
tondo “gatto cosmico” protagonista di una serie di manga. La spiegazione,
oltre che riconducibile a miei repentini regressi allo stato infantile,
sta nel fatto che sono uno spudorato filo-jap. Mi sono simpatici i
giapponesi, mi piace la loro cultura, anche e soprattutto negli aspetti
più popolari, ma soprattutto vado matto per le loro moto.
La digressione di carattere
personale giusto per far capire con che spirito è nata questo confronto:
inizialmente, il test comparativo doveva chiamarsi “Ragione o
Passione?”. Ossia, col massimo dell’obiettività, intendevo porre a me
stesso e a chi collabora con me questa domanda: volendo comprare una
nuda prestazionale, è meglio ragionare con testa e portafoglio, dando
credito all’affidabilità del motore Suzuki e sorridendo per il listino
favorevole (8.700 euro f.c.), oppure conviene buttarsi sull’eccentrica
tricilindrica inglese, che è ormai un oggetto di culto ed è nota
per le prestazioni entusiasmanti (ma costa 11.500 euro)? |
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Ecco, questo doveva essere il tema centrale del confronto…
solo che, sotto sotto, il mio obiettivo era quello di rendere
evidente agli occhi di tutti che una naked giapponese, potente,
concreta e fatta con tutti i sacri crismi, non ha nulla da
invidiare a nessuno. Missione compiuta? In parte, ma avremo modo
di approfondire l’argomento nelle prossime pagine.
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Estetica e comfort

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Sta al singolo motociclista o semplice amante del bello decidere quale
di queste due naked sia più di suo gradimento. La Speed ha ormai la sua
bell’età, a metà dello scorso decennio era già nota ed è poi esplosa
quando il suo design si è estremizzato ed è stato caratterizzato dal
doppio faro tondo anteriore.
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Rispetto all’ SV, la Triumph ha fianchi un
po’ larghi, un codone importante (qui enfatizzato dalla copertura
monoposto in tinta): la linea non è più l’ultimo grido, ma resta estrema.
In più è trendy, e la gente continua a spendere un occhio della testa
per portarsela in garage, un po’ come il Ducati Monster.
Agli antipodi il discorso da farsi riguardo alla nuda di Hamamatsu: persi
alcuni richiami anni ’70, la naked Suzuki è moderna, spigolosa, ha una
linea decisa senza tuttavia risultare aggressiva come la Kawa Z1000.
Insomma,
non è anonima, ha le sue particolarità, ma non si può dire che sia una bomba
sexy. In sella le due moto favoriscono la classica postura da naked sportiva:
ginocchia ben piegate, ma busto piuttosto eretto, grazie ai manubri
alti. |
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Da
segnalare, sulla SV, il pedale del cambio poco sporgente, che costringe a
tenere il piede innaturalmente a filo del carter. Decisamente particolare
anche la strumentazione della giapponese: una sorta di rombo in plastica,
utile anche come piccolo riparo aerodinamico, diviso equamente tra
contagiri analogico e display digitale completo di tutto il necessario.

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La tecnica

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Prendendo in considerazione le caratteristiche tecniche, Speed e SV si
somigliano più di quanto ci si aspetterebbe, nonostante alcune differenze
sostanziali che parecchio influiscono sui rispettivi caratteri. Prima tra
tutte, come è ovvio, l’impostazione del motore: tre cilindri in linea per il 955
Triumph, due a L per il 996 Suzuki. Entrambe le unità sono alimentate a
iniezione, e sono “volti noti” della produzione motociclistica attuale.
Il bicilindrico giapponese, bialbero e raffreddato a liquido, discende da
quello che montava il TL1000S (equipaggiò poi la versione R, e oggi, rivisto,
trova posto anche fra i travi del telaio della V-Strom), anche se
l’ammodernamento è stato notevole. |
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I
tre tipici collettori di scarico della Speed Triple

La potenza dichiarata è di 120 CV, certamente alta, tuttavia
inferiore di ben 20 CV rispetto al TL. Il vantaggio dovrebbe stare
nell’erogazione: non più scorbutico in basso, più presente ai medi, il due a L
della SV1000 si candida a “motore ideale” per il turismo sportivo. Valori
pressoché identici dichiara la Triumph, ma c’è arrivata per gradi: il tre
cilindri inglese è cresciuto di cubatura nel 2000 (era un 900), e nel 2002 ha
guadagnato dieci cavalli supplementari grazie alle modifiche allo scarico.

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Quanto alla ciclistica, l’alluminio è il materiale scelto per i telai,
che sono d’impostazione decisamente sportiva. Perimetrale in tubi tondi quello
della Speed, traliccio (ma è praticamente un doppio trave) per l’ SV, in
entrambe il motore è elemento stressato. La qualità delle sospensioni premia
chiaramente la Triple, che monta una forcella e un monoammortizzatore
completamente regolabili. La maneggevolezza sta invece dalla parte della Suzuki,
che monta un pneumatico posteriore da 180, contro il mastodontico 190 della
Triumph in circuito, star dietro alla Speed è impresa ardua, mentre in strada le
due naked se la giocano ad armi pari.
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Sfruttando una delle rare giornate di
sole che la Pianura Padana concede a novembre, abbiamo inforcato le due
moto alla volta del circuito piemontese di
Lombardore. Ma già molto prima di raggiungere i cancelli, ancora sulla
noiosa A4, facevamo le prime valutazioni. La Speed mette subito in
evidenza due vantaggi: prima di tutto offre un (seppur piccolo) riparo
dall’aria grazie all’unghia aerodinamica di cui è dotata, cosa di cui
–ci accorgiamo- non è capace la piccola prominenza della Suzuki. Ma questo
lo mettevamo in conto, in fondo si tratta di naked e l’autostrada è
esattamente il tipo di percorso che l’utente medio si augura di battere il
meno possibile.
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Quanto alle vibrazioni, invece, beh, da quel gioiello che è il V2
Suzuki ci aspettavamo qualcosa di più. Niente d’intollerabile, per carità, ma già dopo
un centinaio di chilometri la voglia di scendere per stiracchiarsi e bere
un caffè si fa sentire, e l’autogrill pare al motociclista una sirena di Ulisse.
Sulla Triple non si avverte niente del genere: l’inglese vibra né più né meno
di una quattro cilindri. Ma è, come si può ben intuire, fuori
dall’autostrada che le due nudone si trasformano in meravigliosi strumenti
ludici: bruciasemafori, mangiacurve, terrorizza-vecchiette, chiamatele
come vi pare, ma sono entrambe fantastiche.
I
chilometri utili a raggiungere il circuito ci hanno infatti visti protagonisti
di penne, sgommate e tante altre belle cose che non si dovrebbero mai
fare in strada ma che con due attrezzi del genere sono un repertorio quasi
obbligato. Fin qui segnaliamo una sostanziale parità: leggermente più
confortevole la seduta della Suzuki e più pastosi i suoi cilindroni ai
bassi, già ad occhio più precisa e stabile la Triumph. Entrati in pista,
però, le cose cambiano, e di molto, come i valori di cui tener conto, e la cosa
va a tutto vantaggio della Speed. L’ SV1000 sta discretamente in strada,
non ondeggia, non tradisce, monta gomme dal buon grip; la Triple è però tutt’altra
cosa: frena quanto una supersport, e questo già basta a fare la
differenza in circuito. |
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E poi le sospensioni sono rocciose, l’ammortizzatore non si comprime troppo e in
sintesi la moto permette angoli di piega superiori prima di toccare le
pedane. Insomma: quanto a divertirci, ci si diverte su entrambe le moto,
se si pensa però a un utilizzo che privilegi la sportività, la Speed resta una
spanna sopra.
Da qui a dire che i 2.800 euro in più da sborsare siano tutti
giustificati, però… beh, questo è tutto da verificare.
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prove su strada
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