Valentino Rossi - La storia
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Valentino Rossi, 6 volte campione del Mondo

Valentino Rossi: ''Vi racconto il mio anno mondiale'

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Dai test di Sepang con la moto sconosciuta, alla prima vittoria a Welkom, alla rabbia di Doha fino alla gara che lo ha portato al titolo. E poi la squadra, il metodo di lavoro e un ultimo pensiero per la Honda…

di Marco Masetti

Phillip Island (Australia)

Un anno vissuto pericolosamente. Ma con grande lucidità. Ecco come Valentino Rossi racconta la sua prima stagione con la Yamaha M1 nell’intervista che ha seguito il suo trionfo australiano.

 

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Valentino Rossi, un anno mondiale

Rossi con il capo meccanico Jeremy Burgess (a destra): insieme hanno lasciato la Honda lo scorso anno per lanciarsi nell'avventura con Yamaha


- Ci dovresti essere abituato, ma questo sembra un titolo diverso. Subito primo e con la Yamaha, insomma, buona la prima...

"E' bellissimo, è una sensazione stupenda poter parlare di questo argomento, del titolo mondiale vinto con la Yamaha. Un sogno realizzato prima del previsto. Vincere il titolo con la Yamaha era chiaramente il mio unico obiettivo, ma alla vigilia della stagione pensavo che ci avremmo messo due anni".

 

 - Dall'orgoglio con il quale ne parli, probabilmente questa è stata una stagione fantastica?

”Sì, a livello di guida, cioè di prestazioni, questa è stata la mia stagione migliore. Ricordo che il primo titolo mi ha dato una gioia incredibile, ma per il modo in cui ho guidato questo è stato il mio anno migliore".

- Una vittoria che ti sei sudato, una gara non facile, almeno a giudicare dalle premesse...

"Appena la gara è partita mi sono dovuto dare da fare per passare Troy (Bayliss) e Loris (Capirossi), visto che volevo rimanere attaccato a Gibernau. Ho attaccato subito, sentivo di farcela".

- Va bene, primo giro incredibile, ma anche nel finale hai tenuto la gente con il fiato sospeso.

"Più passavano i giri e più vedevo che Gibernau non riusciva ad andare via. Anzi, c’erano punti in cui io ero più veloce. Ad un certo punto la mia moto è diventata proprio bella da guidare, ho iniziato a divertirmi veramente, e a quel punto mi sono detto: perché non provarci, in fondo a me piace vincere!".


- Nel warm up buttava male, vero?

"Dopo il warm up, che era stato un disastro, abbiamo ripreso con calma a ragionare; Jeremy, come sempre, è stato di grande aiuto. Abbiamo provato delle nuove soluzioni, che hanno funzionato. Abbiamo scelto una gomma molto dura, e questa è stata sicuramente una scelta giusta".


- Come è iniziato il rapporto con la M1?

"Ricordo che in Malesia, nella mattinata del primo giorno di test, mi sono detto che ci sarebbe voluto un sacco di tempo per portare questa moto al livello della Honda".


- C'eri rimasto male?

"Non proprio demoralizzato, ma di sicuro ho capito cosa che avevo di fronte. Ecco perché dico che non pensavo sarebbe stato possibile correre una stagione così. Pensavamo di usare la prima parte del campionato per mettere a punto la moto, e cercare di fare bene nella seconda parte. Pensavo che sarei entrato tra i primi tre, ma primo no".


- Quale è stato il miracolo e chi lo ha fatto?

"Fondamentalmente abbiamo ridotto molto i tempi di sviluppo. Merito mio, per le indicazioni che ho saputo dare, e merito della mia squadra, per il metodo di lavoro che riesce ad adottare. Ma anche merito della Yamaha, che mi ha ascoltato sempre e ha saputo tradurre in pratica quello che io ho chiesto. Abbiamo lavorato bene, con grande impegno e ordine mentale. Jeremy Burgess ha cambiato il modo di lavorare della Yamaha, ha portato calma, logica e ordine nella squadra. La nostra è una squadra che resta sempre calma, che non si esalta se le cose vanno bene ma che non perde la testa quando le cose vanno male".


- Quali sono state le tue doti determinanti?

"Ho usato la mia velocità, certo. Ci sono piste in cui io riesco ad andare molto forte, così qualche volta sono riuscito a sopperire ai problemi della moto. Inoltre ho sempre cercato di essere positivo, di trascinare il gruppo, di dare informazioni precise ai tecnici".


- Hai fatto scelte tecnicamente coraggiose?

"Senza dubbio, fin test in Malesia, quando abbiamo cambiato il motore, scegliendo il ‘big bang’. Che andava piano, che era meno potente dell’altro, ma si lasciava gestire meglio. Siamo partiti da quella base, perché volevo essenzialmente un motore facile da gestire, e abbiamo iniziato a lavorare su quello, senza incertezze".


- Il momento più esaltante della stagione?

"In gara a Welkom, quella vittoria incredibile arrivata al debutto. Sono andato subito forte, forse quella gara mi ha dato una emozione anche superiore a quella di oggi. Ci vuole tempo per valutare bene certe emozioni, ma quella di Welkom è stata fortissima".


- Il momento buio?

”In Qatar, di sicuro. C'erano stati altri momenti no, ad esempio a Jerez, quando la moto andava veramente male. In Francia ho avuto altri problemi, a Rio ho sbagliato io perché con la moto che avevo avrei dovuto stare tranquillo, ma in Qatar è stato tutto veramente brutto".


- Quand'è che hai fatto l'allungo?

"Quando ho vinto tre gare consecutivamente, Mugello, Barcellona e Assen. Quello era il momento in cui Gibernau era entrato in forma e andava molto forte, ma io l’ho battuto per tre volte di fila".


- Come immagini la prossima stagione?

"Prevedo ancora una grande lotta. Anche perché Gibernau e Biaggi avranno le moto della HRC, potranno fare lo sviluppo. Quindi saranno ancora più combattivi".


- E voi che mosse farete?

"La nostra moto sarà evoluta e finalmente arriveremo in pista con una base sulla quale lavorare. Quest’anno non avevamo dati, per noi era sempre tutto nuovo".


- Gibernau così determinato e combattivo, te lo aspettavi?

"No, non mi aspettavo che sarebbe cresciuto ancora dopo lo scorso anno. E' diventato molto forte, ed è pericoloso perché è molto costante. Biaggi a volte è stato molto forte, altre meno, così nel corso della stagione lo abbiamo distaccato. Ma Gibernau era sempre lì".


- Il presidente della Yamaha ti ha fatto i complimenti, un messaggio per lui e la Yamaha?

"La Yamaha non deve fare il solito errore che ha sempre fatto... A fine stagione arrivava vicino alla Honda, poi in inverno la Honda faceva un gran salto in avanti e la Yamaha era di nuovo indietro. Quest’anno non deve succedere. In Giappone lo sanno quali sono i punti in cui la M1 deve migliorare".


- Un parallelo Honda - Yamaha qual è la migliore?

"Di solito la Honda va meglio. Sono però due moto molto diverse. La 211 ha una più accelerazione e anche una sospensione posteriore migliore. Ma anche la Yamaha ha dei pregi, l'agilità ad esempio. E poi è cresciuta molto anche come velocità. Oggi ho superato una Honda tenendo la sua scia; non mi succedeva dallo scorso anno".


- Non è che adesso ci fai uno scherzo e vai in Formula Uno?

”Io nel 2005 correrò in MotoGP con la Yamaha. Questo è certo. Io sono ancora molto appassionato di questo sport, mi piace fare i test per sviluppare una moto, mi piace parlare con la gente della mia squadra, restare nel box con gli ingegneri. E poi mi dà gusto guidare la moto; e fino a quando sarà così, gli stimoli arriveranno da soli".


- Hai battuto la Honda, che effetto ti fa?

"Io corro per battere i piloti è più importante, questo è uno sport fatto da uomini e sono loro che si battono, che lottano. Naturalmente, è davvero un grande piacere battere la Honda".

 

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