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Rossi con il
capo meccanico Jeremy Burgess (a destra): insieme hanno
lasciato la Honda lo scorso anno per lanciarsi
nell'avventura con Yamaha
- Ci dovresti essere abituato, ma questo sembra un titolo
diverso. Subito primo e con la Yamaha, insomma, buona la
prima...
"E'
bellissimo, è una sensazione stupenda poter parlare di
questo argomento, del titolo mondiale vinto con la Yamaha.
Un sogno realizzato prima del previsto. Vincere il titolo
con la Yamaha era chiaramente il mio unico obiettivo, ma
alla vigilia della stagione pensavo che ci avremmo messo due
anni".
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- Dall'orgoglio con il quale ne parli, probabilmente questa
è stata una stagione fantastica?
”Sì, a
livello di guida, cioè di prestazioni, questa è stata la mia
stagione migliore. Ricordo che il primo titolo mi ha dato
una gioia incredibile, ma per il modo in cui ho guidato
questo è stato il mio anno migliore".
- Una vittoria che ti sei sudato, una gara non facile,
almeno a giudicare dalle premesse...
"Appena la
gara è partita mi sono dovuto dare da fare per passare Troy
(Bayliss) e Loris (Capirossi), visto che volevo rimanere
attaccato a Gibernau. Ho attaccato subito, sentivo di
farcela".
- Va bene, primo giro incredibile, ma anche nel finale
hai tenuto la gente con il fiato sospeso.
"Più
passavano i giri e più vedevo che Gibernau non riusciva ad
andare via. Anzi, c’erano punti in cui io ero più veloce. Ad
un certo punto la mia moto è diventata proprio bella da
guidare, ho iniziato a divertirmi veramente, e a quel punto
mi sono detto: perché non provarci, in fondo a me piace
vincere!".
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- Nel warm up buttava male, vero?
"Dopo il warm
up, che era stato un disastro, abbiamo ripreso con calma a
ragionare; Jeremy, come sempre, è stato di grande aiuto.
Abbiamo provato delle nuove soluzioni, che hanno funzionato.
Abbiamo scelto una gomma molto dura, e questa è stata
sicuramente una scelta giusta".
- Come è iniziato il rapporto con la M1?
"Ricordo che
in Malesia, nella mattinata del primo giorno di test, mi
sono detto che ci sarebbe voluto un sacco di tempo per
portare questa moto al livello della Honda".
- C'eri rimasto male?
"Non proprio
demoralizzato, ma di sicuro ho capito cosa che avevo di
fronte. Ecco perché dico che non pensavo sarebbe stato
possibile correre una stagione così. Pensavamo di usare la
prima parte del campionato per mettere a punto la moto, e
cercare di fare bene nella seconda parte. Pensavo che sarei
entrato tra i primi tre, ma primo no".
- Quale è stato il miracolo e chi lo ha fatto?
"Fondamentalmente abbiamo ridotto molto i tempi di sviluppo.
Merito mio, per le indicazioni che ho saputo dare, e merito
della mia squadra, per il metodo di lavoro che riesce ad
adottare. Ma anche merito della Yamaha, che mi ha ascoltato
sempre e ha saputo tradurre in pratica quello che io ho
chiesto. Abbiamo lavorato bene, con grande impegno e ordine
mentale. Jeremy Burgess ha cambiato il modo di lavorare
della Yamaha, ha portato calma, logica e ordine nella
squadra. La nostra è una squadra che resta sempre calma, che
non si esalta se le cose vanno bene ma che non perde la
testa quando le cose vanno male".
- Quali sono state le tue doti determinanti?
"Ho usato la
mia velocità, certo. Ci sono piste in cui io riesco ad
andare molto forte, così qualche volta sono riuscito a
sopperire ai problemi della moto. Inoltre ho sempre cercato
di essere positivo, di trascinare il gruppo, di dare
informazioni precise ai tecnici".
- Hai fatto scelte tecnicamente coraggiose?
"Senza
dubbio, fin test in Malesia, quando abbiamo cambiato il
motore, scegliendo il ‘big bang’. Che andava piano, che era
meno potente dell’altro, ma si lasciava gestire meglio.
Siamo partiti da quella base, perché volevo essenzialmente
un motore facile da gestire, e abbiamo iniziato a lavorare
su quello, senza incertezze".
- Il momento più esaltante della stagione?
"In gara a
Welkom, quella vittoria incredibile arrivata al debutto.
Sono andato subito forte, forse quella gara mi ha dato una
emozione anche superiore a quella di oggi. Ci vuole tempo
per valutare bene certe emozioni, ma quella di Welkom è
stata fortissima".
- Il momento buio?
”In Qatar, di
sicuro. C'erano stati altri momenti no, ad esempio a Jerez,
quando la moto andava veramente male. In Francia ho avuto
altri problemi, a Rio ho sbagliato io perché con la moto che
avevo avrei dovuto stare tranquillo, ma in Qatar è stato
tutto veramente brutto".
- Quand'è che hai fatto l'allungo?
"Quando ho
vinto tre gare consecutivamente, Mugello, Barcellona e Assen.
Quello era il momento in cui Gibernau era entrato in forma e
andava molto forte, ma io l’ho battuto per tre volte di
fila".
- Come immagini la prossima stagione?
"Prevedo
ancora una grande lotta. Anche perché Gibernau e Biaggi
avranno le moto della HRC, potranno fare lo sviluppo. Quindi
saranno ancora più combattivi".
- E voi che mosse farete?
"La nostra
moto sarà evoluta e finalmente arriveremo in pista con una
base sulla quale lavorare. Quest’anno non avevamo dati, per
noi era sempre tutto nuovo".
- Gibernau così determinato e combattivo, te lo
aspettavi?
"No, non mi
aspettavo che sarebbe cresciuto ancora dopo lo scorso anno.
E' diventato molto forte, ed è pericoloso perché è molto
costante. Biaggi a volte è stato molto forte, altre meno,
così nel corso della stagione lo abbiamo distaccato. Ma
Gibernau era sempre lì".
- Il presidente della Yamaha ti ha fatto i complimenti, un
messaggio per lui e la Yamaha?
"La Yamaha
non deve fare il solito errore che ha sempre fatto... A fine
stagione arrivava vicino alla Honda, poi in inverno la Honda
faceva un gran salto in avanti e la Yamaha era di nuovo
indietro. Quest’anno non deve succedere. In Giappone lo
sanno quali sono i punti in cui la M1 deve migliorare".
- Un parallelo Honda - Yamaha qual è la migliore?
"Di solito la
Honda va meglio. Sono però due moto molto diverse. La 211 ha
una più accelerazione e anche una sospensione posteriore
migliore. Ma anche la Yamaha ha dei pregi, l'agilità ad
esempio. E poi è cresciuta molto anche come velocità. Oggi
ho superato una Honda tenendo la sua scia; non mi succedeva
dallo scorso anno".
- Non è che adesso ci fai uno scherzo e vai in Formula
Uno?
”Io nel 2005
correrò in MotoGP con la Yamaha. Questo è certo. Io sono
ancora molto appassionato di questo sport, mi piace fare i
test per sviluppare una moto, mi piace parlare con la gente
della mia squadra, restare nel box con gli ingegneri. E poi
mi dà gusto guidare la moto; e fino a quando sarà così, gli
stimoli arriveranno da soli".
- Hai battuto la Honda, che effetto ti fa?
"Io corro per
battere i piloti è più importante, questo è uno sport fatto
da uomini e sono loro che si battono, che lottano.
Naturalmente, è davvero un grande piacere battere la Honda".
-Valentino Rossi
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