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Yamaha M2, presto le nuove foto

Quando si
investono milioni di euro in un programma, quando sì mette
in pista un progetto nuovo che non ha praticamente nulla a
che vedere con quello precedente, bisogna lavorare mettendo
da parte i proclami. Bisogna, soprattutto, aspettare di
vedere il livel lo della concorrenza. Ecco perché
l'atteggiamento degli uomini Yamaha non è
cambiato, con la conquista del titolo da parte di
Valentino Rossi: i toni sono sempre pacati. Ed ecco,
infine, perché quando Jeremy Burgess ha incon
trato nel paddock Filippo Prezios e Livio Suppo,
rispettivamente direttore tecnico e team director della
Ducati, ha mostrato una certa prudenza.
«Come va con
la moto nuova?» hanno chiesto i due "ducatisti".
«La prima uscita è stata positiva, ora abbiamo sei mesi per
lavorarci su» ha risposto il capotecnico. Perché La nuova M1
è nuova davvero. È stata ri fatta, non rivista. È stata
riprogettata, non evoluta. È proprio un'altra moto.La
Yamaha M2.
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ECCO PERCHÉ
si avvertiva molta prudenza intorno al Team Yamaha.
Tutti sanno che un mezzo completamente nuovo può non essere
subito efficace. Chiedete alla Ducati, hanno tanto da
raccontare su questo argomento...
Certo, la nuova M1 (Yamaha M2) non è stata pro gettata e
realizzata negli stessi, brevissimi, tempi. La forza
economica ed industriale del colosso giapponese ha permesso
di fare le cose con calma. Quella calma che La "piccola"
Ducati non ha potuto permettersi mai. Ma la Yamaha ha
mostrato ugualmente molta prudenza. È troppo presto per sbi
lanciarsi, in più una sola giornata di te st non dice ancora
tutto. Eppure la sensazione, vedendo le facce degli uomini
Yamaha e scorrendo i tempi fatti segnare da Valentino, è
molto positiva.
Di certo le
poche ore che Rossi ha tra scorso in sella alla Yamaha M2
dicono che il potenziale c'è. Eccome. Valentino è
stato veloce subito, sin dai primi giri. È stato in grado di
girare im mediatamente ai suoi livelli abituali, ha ottenuto
subito quell'1 '33"43 che è rimasto il miglior tempo della
giorna ta. Il giorno dopo Hayden è sceso a 1 '33"16, ma
Valentino era già sulla strada di casa.
Ha disertato infatti
la seconda giornata di prove: ha svolto il suo programma di
lavoro in poche ore, ritenutosi appagato ha poi deciso di
anticipare il rientro. Quando è rimasto in pista, il
campione è risultato inavvicinabile per Biaggi, Gibernau,
Hay den, Capirossi, Checa, Edwards.
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Quando
Rossi se ne è andato la Yamaha ha proseguito i test con
Colin Edwards e il collaudatore Wataru Yo shikawa. Colin
però si è dedicato esclusivamente alla conoscenza della M1
che è stata di Checa, senza mai proferire parola a chi non
fa parte del Team Yamaha o dei partner tecnici. Perché
l'accordo che gli ha permesso di salire subito sulla
M2, all'indomani dell'ultimo gran premio della
stagione, prevede che l'americano utilizzi una moto priva
dei marchi degli sponsor (anche la tuta deve essere anonima)
e che non dica nulla, ufficialmente, sulla Yamaha.
Sono alcune
delle stranezze di questo ambiente, infatti lo stesso tipo
di impegno l'avevano anche Checa (ha girato con una tuta
rossa e bianca, una Desmosedici nera, e non ha potuto di re
una sola parola sulla sua nuova moto) e Max Biaggi che non
ha debuttato su una moto nuova ma solo nel Team HRC.
Tornando al lavoro della Yamaha, il collaudatore Yoshikawa
ha usato qua si sempre la M1 iridata di Valentino, nella
seconda giornata. Perché è Yoshikawa che svolge i test in
Giappone e deve quindi capire bene il tipo di moto che usa
il campione, le sue preferenze in fatto di messa a punto.
A Valencia la Yamaha ha lavorato soprattutto per Rossi. E
con Rossi. Del re sto il test svolto mercoledì 3 novembre
era molto importante: il team ha messo nelle mani di
Valentino la M1 nuova, la M2. Adesso è una
moto-laboratorio, cioè la prima versione di quella che
diventerà poi la M1 che correrà il mondiale del prossimo
anno. Una moto quindi all'inizio del suo sviluppo.
La M2
È DI FATTO il secondo progetto Yamaha, dall'inizio dell'era
MotoGP. Quella vista a Valencia è la moto che manda in
pensione la M1 nata nel 2001, che ha debuttato nel
2002 e ha chiuso il suo ciclo con la conquista del titolo
ìridato grazie ad un grandissimo lavoro di sviluppo messo in
atto in questa stagione 2004.
La
Yamaha M2
è il frutto di un progetto nato durante la stagione. Mentre
Rossi e Burgess davano al reparto cor se le indicazioni per
rendere vincente la M1 2004, ad Iwata c'era già un gruppo di
lavoro che si occupava del pro getto 2005.
Gli uomini del team hanno fatto di tutto per tenere la M1
nascosta, e per essere sicuri che la si vedesse poco, da
ferma, o che (ancora peggio!) la si potesse fotografare nei
particolari, Rossi usciva dal box col motore già avviato in
modo da non sostare sulla pit lane.Gli ingegneri si sono
concentrati su quelli che Valentino ha sempre indica to come
i maggiori punti deboli della M1 2004: la mancanza di
stabilità al posteriore e la scarsa accelerazione. Guidando
la moto nuova Rossi ( M2) è andato subito a
verificare questi due aspetti. Alla fine è apparso
sollevato: «Non è male, non è per niente male. Lo moto è
buona!» ha detto appena concluso il test.
Il campione
del mondo ha compiuto anche una sessione di comparazione con
la versione 2004, poi si è dedicato esclusivamente alla
M2 laboratorio. In totale ha percorso 62 giri, la
maggior parte dei quali con la moto nuova na turalmente. Si
è mantenuto quasi sem pre su un ottimo passo, ampiamente al
di sotto dell'I'34"; La miglior presta zione assoluta è
stata T33"43. È dav vero un inizio incoraggiante per la
nuova M1.
IL TELAIO
della Yamaha M2 è stato ridisegnato: i mon tanti
superiori hanno un diverso profilo, hanno una larghezza
variabile, seguono un andamento differente. Sono cambiate
anche le misure, le geometrie della M2, ed è
diversa pure la zona dell'attacco del forcellone. Va da sé
che il motore è alloggiato in modo diverso. Grazie al nuovo
telaio è stato rivisto il forcellone, ma soprattutto si è
inter venuti nella zona della sospensione posteriore, uno
dei punti critici della M1 attuale; sono stati rivisti il
posiziona mento dell'ammortizzatore e i cinematismi. È stata
completamente rifat ta anche la zona dell'air box, tanto che
adesso il condotto principale attraversa il telaio.
La M2
ha un nuovo serbatoio, rialloggiato, in conseguenza del rego
lamento 2005 che impone una capienza massima di 22 litri (in
luogo dei 24 attuali).Naturalmente è nuova anche la care
natura: presa d'aria più grande per l'air box, contorni
diversi nelle zone latera li, ridisegnati anche la zona
frontale e il codone.
Il motore resta un "quattro in linea" ma è il frutto di una
quasi totale riprogettazione, come rivela lo spostamento del
gruppo frizione e del cambio. Ma si è Lavorato profondamente
anche sui componenti interni, e sono state riviste
praticamente tutte Le parti, comprese distribuzione e
testata. La nuova M1 (M2) beneficia anche di
una gestione elettronica nettamente più avanzata, grazie
allo sviluppo fatto con la Magneti Marelli nella stagione
2004.
POICHÉ Rossi
è andato subito forte, rinunciando addirittura alla seconda
giornata di test con la Yamaha M2, è chiaro che Le cose so no andate bene.
Molto bene. Ma il pilota, il team director Brivio, il capo
tecnico Burgess, hanno chiaro che se la nuova era Yamaha
è già iniziata, ancora non si sa cosa stia facendo la Honda.
Che moto sta preparando per cercare il riscatto. Per questo,
ritengono, è troppo presto per lasciarsi andare e abbassare
la guardia.
Era comunque
importante far prova re a Valentino la nuova M1. Era
importante iniziare a lavorare con i tempi giusti, cioè con
anticipo rispetto all'inizio dei test 2005, per fissare gli
o biettivi ai quali dare priorità nel lavo ro.
La moto è tornata in Giappone, dove verranno effettuati i
primi interventi. Valentino ritroverà la Yamaha M2 dal 22 al
24 novembre in Malesia, e in quei tre giorni di test
inizierà lo sviluppo vero e proprio. In modo che, nella
pausa di di cembre, il reparto corse possa conti nuare a
lavorare, in vista dei primi te st del 2005 che si
svolgeranno in Malesia, in gennaio.
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